Castellanza Archeologia Industriale – Qualcuno pensi all’ex Enel

A fronte del recupero dell’ex Mostra del Tessile e dell’ex Cantoni, rispettivamente da trasformare in mini centro commerciale e centro di startup con la sede Univa, c’è un’area dimessa che pare proprio destinata a rimanere tale ancora a lungo: è l’ex Enel di via per Marnate, preda di vandali che commettono danni e dove sono stati fatti ripetuti blitz anti-clandestini. Anche qui è quanto mai necessario un intervento di riconversione urbanistica convincente: peccato che sia lontano dal concretizzarsi, perché l’operatore non ha presentato alcun progetto.

Le proteste

Intanto i residenti che vivono nella traversa di via per Marnate dove si trova l’ex Enel tornano a far sentire la loro voce (anche se preferiscono non dare i nomi per timore di rappresaglie dei teppisti): «Continuiamo a leggere di piani di recupero di altri siti dismessi e qui da noi, invece, resta tutto com’è, nel degrado e nell’insicurezza – si sfogano con Prealpina – Possibile che non si riesca a fare nulla per incentivare il recupero dell’immobile?». Le lamentele riguardano soprattutto le incursioni di ragazzini, malgrado l’edificio sia stato sigillato dopo le occupazioni abusive di qualche anno fa: i giovani scavalcano i cancelli giocando nel piazzale esterno e lungo il perimetro, dove fanno il bello e il cattivo tempo fra grida, rincorse, salti e pallonate. Il Comune ha più volte segnalato questi comportamenti alla proprietà, ma non è servito a nulla. Intanto si corrono pericoli, perché ci sono materiali con cui i ragazzi potrebbero ferirsi. Fra l’altro degrado porta degrado: vengono segnalate anche coppiette che – approfittando del buio e della zona isolata – nelle ore notturne si appartano in auto davanti al cancello principale. «Ormai ce li troviamo sotto le finestre come niente fosse», è il tono delle lamentele. «Purtroppo, per quanto abbiamo cercato di rendere appetibile il recupero dell’area attraverso la Variante al Pgt, l’operatore non si è fatto avanti – rende noto il sindaco Mirella Cerini – È un peccato, perché sarebbe stata una buona occasione per riconvertire questo sito. Ma cosa possiamo fare come amministrazione più di fornire gli strumenti urbanistici adatti? Ricordo che anche questa è una superficie privata, non comunale: fino a quando, per la crisi o altri motivi, i titolari dei siti dismessi non si fanno avanti coi piani di recupero, rimarrà tutto com’è». Le destinazione è multifunzionale: potrebbero insediarsi negozi, un medio centro commerciale, un albergo o anche qualche lotto residenziale.

Elettricità per le ditte

L’ex centrale termoelettrica di Enel fece la storia della produzione industriale del luogo. Fu attivata a Castellanza alla fine del XIX secolo per alimentare i macchinari delle fiorenti industrie tessili lungo le rive del fiume Olona. A costruire la centrale, nel 1900, fu la Società Lombarda per la Distribuzione di Energia Elettrica, fondata nel 1897. Quando l’acqua del fiume non fu più sufficiente per produrre elettricità in grandi quantità, nel 1910 fu fermata la produzione, ma il sito restò per la ridistribuzione dell’energia elettrica di altre centrali. Nel 1961 Enel vi stabilì i suoi uffici amministrativi e nel 2004 avvenne la chiusura definitiva.

Olona, la rigenerazione procede a tappe da sud a nord

Sarà la forza attrattiva di Milano, ma è un dato di fato che la riqualificazione del fiume Olona e delle vecchie fabbriche che tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento erano nate lungo le sue sponde procede secondo una direttrice precisa. Quella da sud verso nord, seguendo il corso del fiume in direzione contraria. A sud di Legnano la riqualificazione del fiume è stata completata con il rifacimento degli argini e l’istituzione del Parco dei Mulini, a Legnano l’area ex Cantoni è un esempio concreto di come sulla ceneri di un vecchio stabilimento possa essere recuperato e trasformato in un nuovo punto di riferimento per la comunità. Spingendosi ancora più a nord, ecco che si incontrano una serie di progetti in fase più o meno avanzata. Oltre il ponte di via Pontida a Legnano c’è l’ex Bernocchi, per la quale è già stato approvato un progetto di riqualificazione che tra l’altro prevede la realizzazione di un grande parco fluviale. Ancora un passo più a monte, ed ecco l’ex Cantoni di Castellanza su cui gli industriali di Univa puntano con il progetto Mill. Anche in questo caso al centro c’è il fiume, che viene valorizzato come elemento naturale, prima ancora che urbanistico. I problemi iniziano al di là del ponte di via Piave: l’ex centrale elettrica è uno dei simboli più imponenti di un passato che tante città faticano a superare. A nord di Castellanza gli esempi non mancano, per tutti valga la cartiera ex Vita Mayer di Cairate, che adesso il Comune vorrebbe ridestinare a sito produttivo proprio per aumentare le possibilità che qualcuno si impegni nella sua riqualificazione. Non è facile. Più ci si allontana da Milano, più diventa difficile attirare investitori. E un Comune da solo non può certo fare miracoli.