Caso FinlombardaTutto è nato a Varese

La Prealpina - 20/03/2017

Altre perquisizioni e sequestri, ieri, da parte della Guardia di Finanza di Varese nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano su una presunta gestione “opaca” di finanziamenti agevolati concessi da Finlombarda, la società finanziaria di Regione Lombardia, a medie e piccole imprese. Un’inchiesta che si sta sviluppando soprattutto a Milano ma che è nata a Varese – si è appreso ieri -, dato che nel corso di indagini in provincia la Gdf ha scoperto la prima “traccia” del presunto “caso Finlombarda”, anche se poi la competenza è passata alla Procura di Milano. E un’inchiesta che vede coinvolto, tra gli altri, Danilo Maiocchi, direttore generale dello Sviluppo Economico della Regione, indagato per truffa, che è originario di Gavirate e che a Varese è conosciuto perché fa parte del Comitato d’indirizzo della Varese Sport Commission, iniziativa della Camera di Commercio che ha come obiettivo quello di favorire l’attrazione di eventi sportivi con ricadute turistiche.

Ieri la Gdf di Varese si è presentata dunque negli uffici dell’amministrazione regionale, oltre che in quelli di Finlombarda, per effettuare sequestri di documentazione anche sugli “accordi stipulati” tra la Regione e la Banca Europea degli Investimenti per la “concessione nel 2009 di una linea di credito” di 200 milioni di euro a favore di Finlombarda. Filone dell’inchiesta in cui «certamente» non può aver avuto un ruolo Maiocchi – ha subito precisato il suo legale, l’avvocato Paolo Tosoni -, dato che l’attuale direttore generale dello Sviluppo Economico della Regione «dall’aprile 2008 all’aprile 2010 è stato direttore generale al Comune di Brescia».

Nell’inchiesta (perquisizioni sono state effettuate anche nei giorni scorsi) è indagato per truffa, oltre a Maiocchi, l’ex dg di Finlombarda Marco Nicolai, mentre Mario Cesaroni, presidente di Confapi Milano (Confederazione della piccola e media industria privata) è indagato per corruzione con Marco Flavio Cirillo, un consigliere della “cassaforte” del Pirellone ed ex sottosegretario all’Ambiente del Governo Letta.

Le indagini – fa sapere la Gdf di Varese – si concentrano sull’operato di dirigenti della società finanziaria regionale che hanno, nel tempo, favorito il finanziamento di imprese lombarde. Imprese incanalate verso il sistema di contribuzione pubblica attraverso società di consulenza riconducibili – nonostante schermature fiduciarie o prestanome – al dirigente di Regione Lombardia e all’ex direttore generale di Finlombarda.

Problematico, dal punto di vista del Codice penale, sarebbe dunque il conflitto di interessi che ha coinvolto soggetti che, da una parte, esercitano o esercitavano un’influenza diretta sulla concessione dei finanziamenti pubblici, e dall’altra operavano a pagamento con i servizi di intermediazione e consulenza di cui si è detto.