Case, auto e soldi nascosti in provincia

Investire o tenere da parte il denaro? Il dilemma di ogni risparmiatore si è ripresentato in forma più articolata, ieri, alla Liuc, dove è stata presentata la nuova ricerca della serie che la Liuc Business School va compiendo con il sostegno di Ubi Banca.

Stavolta, il gruppo di ricercatori si è messo sulle tracce dei cosiddetti patrimoni dormienti, che in termini analitici risultano dalla somma di proprietà immobiliari, beni mobili di lunga vita e altro valore, come le automobili, e liquidità depositata in conti correnti, escluse azioni o obbligazioni ovviamente.

La ricerca si è limitata al territorio lombardo con particolare attenzione alle provincie di Varese e Bergamo: «In generale, notiamo che i capoluoghi si caratterizzano da un basso patrimonio dormiente, al contrario di città e paesi di provincia. La stessa dinamica è riscontrabile tra Varesotto e Alto Milanese, dove centri come Busto e Varese registrano valori bassi, per non parlare di Milano, dove lo sono ancora di più», spiega Andrea Venegoni, giovane ricercatore che si è occupato dello sviluppo di dati inerenti ad ogni singolo comune lombardo.

Con ciò significa che nei grossi centri la propensione al rischio, all’investimento, alla produzione di beni e servizi è più alta rispetto al ventre molle della provincia.

Che sia un bene o un male, però, inerisce i gusti e le propensioni di ognuno e non è dimostrabile, almeno per il momento: «Una evoluzione della ricerca potrà essere l’individuazione del punto di equilibrio ottimale», rivela Massimiliano Serati, direttore del centro di studi. Si tratterebbe comunque di un fattore puramente teorico: «I patrimoni dormienti hanno pro e contro. Se da un lato possono zavorrare competitività di un territorio e spinta allo sviluppo economico, dall’altro offrono riparo dalle stagioni di crisi e sanno attrarre capitali esteri», sottolinea Venegoni, per un saldo in fondo bilanciato.

Dovendo scegliere, anche il presidente Michele Graglia sarebbe in difficoltà: «Se proprio proprio fossi chiamato a una scelta tra le due opzioni, opterei per i patrimoni attivi. Credo che il rischio ci vuole, per assicurarsi un futuro», conclude. E, da imprenditore quale è, ci si sarebbe probabilmente stupiti di una scelta differente.

Luca Gotti, responsabile d’area di Ubi banca, guarda con interesse specifico alla ricerca: «Il mestiere delle banche, in fondo, è anche quello di attivare patrimoni dormienti e dal nostro osservatorio possiamo dire che le aziende spesso si indebitano a causa di una scarsa propensione ad investire. La stessa crisi finanziaria ha determinato non tanto la riduzione dei consumi, quanto l’accumulo di beni rassicuranti, in prospettiva futura».