«Capo, Bobo, Matteo» Ma la festa Lega è senza Bossi Discorsi dal palco e risottata. Piazza gremita, ci sono solo i salviniani

VARESE-”La splendida quarantenne”, come è stata definita la Lega nel suo anniversario (1984-2024), vuole ringiovanire. O meglio: tornare un po’, compatibilmente coi tempi e il nuovo assetto di partito nazionale, a quella che era fino a vent’anni fa, ancora radicata alle questioni settentrionali. Lo si è capito ieri a Varese, dove è stata organizzata la festa, con gazebo, discorsi dei big dal palco (allestito sotto la statua del Garibaldino!) e la risottata finale. Autonomia differenziata Innanzitutto il richiamo, ostentato, ripetuto, alla Lega Lombarda, «è la festeggiata», quindi l’enfasi sull’esigenza di dare risalto «ai nostri territori» e ascoltare di più «i militanti», infine il traguardo dell’Autonomia differenziata, presentato come “regalo” di happy birthday e degna conclusione del cammino iniziato nel 1984. Questa, anche questa, è stata la risposta alle critiche che da più parti del movimento (e da chi ne è uscito) sono arrivate alla gestione Salvini e soprattutto la replica di fatto alle esternazioni del Capo, Umberto Bossi, che sabato dalla sua Gemonio, con un gruppo di fedelissimi, ha auspicato il cambio alla guida della Lega. Risposta così al Senatùr, nessuna controbattuta diretta. A domanda: «E le frasi ieri di Bossi?» tutti, da Salvini a Fontana, hanno allargato il sorriso e sfoderato elogi per l’Umberto senza il quale «oggi non saremmo qui». Pressing su Bossi Chiara insomma la linea che ha deciso di tenere la Lega rispetto a quella che si annunciava come una variabile guastafeste. Solo Stefano Candiani si è addentrato nei meandri del sabato di Gemonio, attribuendo agli ex leghisti e al loro pressing su Bossi, l’auspicio di veder cadere Salvini. Un clima sereno Dunque, la Lega 40.0 si riappropria dei temi che le sono stati sempre cari: territorio, settentrione, autonomia, militanti, sezioni, ruolo chiave dei sindaci. In piazza Podestà, ieri, prima della risottata, c’era il pienone. Ma va detto che a quell’ora e in una domenica di Mercato Bosino nel centro storico, la sensazione di grande folla è al lordo dei passanti. Dal balcone della sede, lo striscione con lo slogan: «Capo, Bobo, Matteo, una storia ci Lega». Tra i militanti, clima sereno. E fiducia nella risalita, già dalle Europee, dopo il mezzo tonfo alle Politiche. C’erano tanti giovani e comunque tanti neo lumbard che quando Bossi iniziava sul serio con la Lega, loro nemmeno erano nati. Ma anche tanti che il Carroccio l’hanno visto dalle origini. Come Elio Fagioli, padre dell’ex sindaco di Saronno Alessandro Fagioli, «ul mè fiò l’è diventà impurtant grazie al sò pà», con polo verde e logo Lega, cappellino in tinta della sezione. «Mi spiace – ha detto in dialetto – che non ci sia qui Bossi. Sarei andato a prenderlo io a casa. Però non ho apprezzato le parole che ha detto a Gemonio. Doveva dirle in privato a Salvini e non pubblicamente. Chi vuole bene alla Lega, vuole bene sempre». E infine il redivivo slogan dell’Umberto: «La nostra forza? Che ce l’abbiamo… ». Magliette gialle Ai due lati del palco, la cucina della risottata e i gazebo con gadget e le magliette gialle, fresche di telaio, dedicate alla ricandidatura di Isabella Tovaglieri al Parlamento europeo. Colpiva, come accennato, lo striscione della sede: Capo, Bobo, Matteo… Ma come impatto visivo, il bandierone, con asta più alta della statua del Garibaldino, della Lega di Caronno Varesino. Non ci sono state contestazioni esterne e i big saliti sul palco hanno riscosso applausi convinti dalla platea. Certo, si è notata l’assenza di diversi ancora leghisti e presenti nei Consigli comunali, che rappresentano la base non in rivolta ma tiepida, per non dire gelida, rispetto alla leadership di Salvini. Il Ponte sullo Stretto è indigesto. Non a caso, lo stesso Salvini (giù dal palco, rispondendo ai giornalisti) ha affrontato la questione spiegando che «non si può accontentare tutti e che anche a Messina c’è chi non è d’accordo». La questione settentrionale Morale: la festa dei 40 anni ha suggerito ai vertici della Lega di essere più nordista e di riabilitare nel suo lessico parole come «questione settentrionale».