Canton Ticino – Mikron licenzia: 47 vanno a casa

La Prealpina - 21/05/2020

La Mikron di Agno, azienda attiva nell’indotto automobilistico e che vede un alto numero di lavoratori frontalieri del varesotto e del comasco impiegati,licenzierà 47 collaboratori e per altri 57 introdurrà una riduzione lavorativa. Lo scorso 17 aprile, comunicando la ristrutturazione, la ditta
aveva ventilato la possibilità di arrivare fino a 110 licenziamenti, una
notizia che aveva mandato nel più grande sconforto il personale, preoccupato per la difficoltà di trovare un nuovo posto di lavoro. Per la cronaca,tali dolorosi tagli riguardano anche i ticinesi e
non solo i frontalieri.

La riduzione dei licenziamenti era già stata anticipata martedì dal sindacato ticinese Unia, mentre ieri l’azienda ha fatto le precisazioni sui licenziamenti e sul tempo ridotto.
L’annuncio di ristrutturazione aveva fatto seguito a quello di novembre, quando Mikron comunicava l’introduzione di una riduzione dell’orario di lavoro e di circa 25 posti nell’organico della divisione Machining ad Agno.

Va detto che la ristrutturazione dell’azienda non riguarda solo il Ticino e
toccherà anche gli altri siti europei del gruppo: a Rottweil, in Germania, i
posti passeranno da 150 a 100 mentre verrà ceduto il sito produttivo di
Berlino, che conta 70 dipendenti.
Mikron giustifica i tagli con il crollo della domanda di beni nell’industria automobilistica, aggravatosi con la pandemia di coronavirus.
I sindacati ticinesi in questo periodo sono stati particolarmente coinvolti, hanno anche organizzato una campagna informativa con tanto di
appello da mettere sulle pagine social dei propri profili, dal titolo “Salario
garantito e noi ai licenziamenti per Coronavirus”.

Vero è che l virus non ha legami diretti con il caso Mikron. Certo l’appello è particolarmente caro ai frontalieri lombardi che sono quelli che in questo periodo, dal turismo ai servizi, hanno visto diminuire i loro posti di lavoro, talvolta con licenziamenti davvero repentini.
«In seguito alla crisi provocata dal coronavirus – scrivono da Unia – la
Confederazione garantisce alle imprese aiuti pubblici per 60 miliardi
di franchi. Malgrado ciò i dati sulla disoccupazione sono in forte aumento.
Non è accettabile. Le imprese ottengono aiuti per salvaguardare posti di lavoro e continuare a pagare i salari non certo per versare dividendi ai proprietari delle imprese.
Per questo non si deve verificare nessun licenziamento dovuto al coronavirus». Sia chiaro, la crisi oltre frontiera ha colpito eccome, a questo
si aggiunge il blocco dei permessi di lavoro deciso anche a livello federale.
Solo in Ticino i grandi gruppi industriali che hanno annunciato ristrutturazioni dell’organico, sono una decina: per alcuni casi si attenderà settembre. Ed i frontalieri già tremano.