Campo dei Fiori: il presidente dice no

Comune e Provincia ne hanno chiesto le dimissioni per «tempo scaduto». Giuseppe Barra non ci pensa nemmeno e contrattacca: «Si tratta di una modalità tutta italiana di risolvere i problemi. E anche tutta politica: perché Galimberti e Vincenzi attaccano solo il Parco Campo dei Fiori e non gli altri due parchi regionali presenti sul territorio provinciale, anch’essi in scadenza?». Barra, presidente dell’ente che ha sede a Brinzio e che tutela oltre 6300 ettari di montagna varesina, esponente di area leghista, è in carica dal febbraio 2009. Presidenza che ha trovato sostegno in un consiglio di amministrazione dalla composizione politica varia e che è giunto a scadenza anche aggiungendo l’anno di proroga concesso dall’iter per la nuova legge sui parchi regionali. «In apparenza è così, in pratica la faccenda sta diversamente -spiega Barra-. La riforma non si è conclusa in quanto la legge di Regione Lombardia aveva la finalità di completare il processo di riforma delle aree protette. Processo che non si è concluso causa la fine della legislatura. Infatti lo stesso ente regionale ha previsto una proroga che non ha la scadenza individuata con un cavillo giuridico da Palazzo Estense e da Villa Recalcati, ma quella che coincide con la fine dell’iter procedurale. Quindi mi sento pienamente legittimato, in forza di una legge regionale, a rimanere dove sono».

Tutto qui? «Questo è ciò che leggo in prima battuta e che considero una vera e propria bomba pronta a esplodere non certo per colpa nostra. Se poi esistono anche motivazioni politiche, nel senso di mandare a casa un esponente leghista, il sospetto c’è. Tanto è vero che né il collega del Parco dei Ticino né quello della Pineta di Tradate pare abbiano ricevuto la famosa lettera di tempo scaduto». Fra alti e bassi, i rapporti fra i tre enti non sono mai stati idilliaci fin dai tempi (era il 1984) in cui il Parco Campo dei Fiori venne istituito. Barra ha un’idea di come uscirne, senza ingigantire gli attriti?

«Ho già inoltrato richiesta di chiarimenti agli uffici giuridici di Regione Lombardia, anche sollecitando una risposta in tempi brevi. In base a quanto verrà risposto al nostro cda, convocherò l’assemblea dei sindaci perché prende posizioni e perché è questo l’organismo di riferimento di chi è stato eletto alla guida dell’ente. Una procedura che Comune capoluogo e Provincia hanno bellamente ignorato, ma che è l’unica legittima che possiamo invocare a tutela dell’ambiente e di quanti vi abitano».