Campo dei Fiori Bosco di antenne: Parole e zero fatti

La Prealpina - 10/01/2019

Un protocollo d’intesa sottoscritto undici anni fa, uno studio di fattibilità di cui si sono perse le tracce tra Varese e Milano nel corso del 2016 e un accordo di programma mai pervenuto. Gli archivi della Regione Lombardia, consultati dopo un’interrogazione depositata dai consiglieri del Movimento 5 stelle, hanno certificato ieri che nessun progresso è stato compiuto (al di là di una serie di incontri e di trasmissioni di documenti) sul fronte della “delocalizzazione degli impianti di telecomunicazione” che sovrastano il Grand hotel Campo dei Fiori, primo e inevitabile passaggio per un eventuale futuro recupero dell’edificio liberty progettato dall’architetto Giuseppe Sommaruga.

Del futuro e del passato del Grand hotel si è discusso nell’aula di Palazzo Pirelli, nel corso dei lavori del Consiglio regionale.

A ripercorrere le tappe di un degrado progressivo e apparentemente inarrestabile è stato l’assessore all’autonomia e alla cultura Stefano Bruno Galli, che ha risposto a un’interrogazione presentata dal varesino Roberto Cenci e sottoscritta da altri esponenti del gruppo pentastellato, con la richiesta di «approntare una strategia comune e condivisa, capace di progettare azioni concrete ed efficaci volte al conseguimento degli obiettivi di tutela, conservazione, riattivazione, riuso, valorizzazione e promozione» dello storico albergo, oggi di proprietà di una società privata che, se si determinasse un contesto favorevole, avrebbe manifestato interesse e disponibilità a investire in un intervento di ristrutturazione e di rilancio dell’intera area. Ma a quali condizioni? Dalla sede del parlamento regionale non è arrivata risposta, se non la prospettiva di un possibile «accordo di programma al fine di assicurare il coordinamento dei soggetti interessati» alla tutela, al riuso e alla valorizzazione dell’immobile».

Nulla di nuovo neppure su una eventuale riattivazione del ramo della funicolare che un tempo saliva fino al Campo dei fiori e che – ha puntualizzato Stefano Bruno Galli – «non rientra tra gli impianti a fune classificati di trasporto pubblico locale» e dunque non potrebbe ottenere contributi regionali «a copertura dei costi di esercizio».

Precisazioni, quelle dell’esponente dell’esecutivo di Palazzo Lombardia – che non hanno soddisfatto Roberto Cenci: «Nella risposta dell’assessore – ha chiarito l’esponente del movimento guidato da Luigi Di Maio – ci sono tante belle parole, ma zero fatti. Certo, possiamo immaginare tanti interventi per salvaguardare il complesso, ma al momento in Regione è tutto fermo e la struttura va in malora».