Campiotti contro tutti, 400 pagine di querela

La Prealpina - 09/02/2017

È arrivato al Palagiustizia ieri mattina, con sottobraccio un voluminoso faldone da circa quattrocento pagine. E non ha fatto mistero del suo contenuto: «Qui dentro – ha spiegato l’avvocato Pietro Romano, legale di Christian Campiotti, il presidente commissariato della Fondazione Molina – c’è tutta la documentazione con cui chiediamo alla Procura di fare chiarezza su questa vicenda, per difendere il buon nome del mio assistito».

Il riferimento dell’avvocato è alla nota questione scaturita dal prestito obbligazionario concesso dall’istituto di viale Borri all’emittente Rete55 evolution. Nel mirino della querela, stando a quanto riferito dal legale, ci sono politici locali e regionali, rappresentanti dell’Asst dei Sette laghi e, lo precisa senza mezzi termini, il commissario del Molina Carmine Pallino: «Il comunicato che ha inviato l’altra settimana – ha affermato Romano – è altamente diffamatorio». Al centro delle richieste avanzate alla Procura c’è anche altro, come ad esempio l’audizione di Pallino in Commissione regionale Sanità fatta mercoledì scorso a Milano: «Era a porte chiuse per mia precisa diffida – incalza il legale di Campiotti – poi però alla fine dell’incontro alcuni consiglieri regionali hanno deciso di comunicare ai giornalisti tutto quello che era stato detto, con anticipazioni su ciò che avrebbe dovuto rimanere secretato. C’è un principio di segretezza che dovrebbe essere rispettato fino all’esito dell’indagine». Ma la denuncia di ieri non è l’unica linea su cui procedeva la controffensiva di Campiotti: nei mesi scorsi ha anche presentato un ricorso al Tar, affinché il Tribunale amministrativo proceda d’urgenza a una sospensiva del provvedimento che ha commissariato la Fondazione Molina e ha fatto decadere il consiglio di amministrazione. L’udienza dinanzi alla terza Commissione del Tar lombardo è fissata per mercoledì.

 

Garanzia da 150mila europer l’ingresso al Molina

 

Una fideiussione bancaria di 150mila euro per essere accolti tra gli ospiti della Fondazione Molina, la casa di riposo di viale Borri da mesi al centro di uno scontro politico e giudiziario culminato con il “licenziamento” del consiglio d’amministrazione e il commissariamento della struttura, ora affidata a un manager scelto dall’Agenzia di tutela della salute.

La garanzia sarebbe stata richiesta a un varesino di 92 anni, che aveva consegnato la domanda di ricovero e che, subito dopo, si è presentato a Palazzo Estense chiedendo udienza al sindaco Davide Galimberti. Ed è proprio il primo cittadino a confermare la notizia, non smentita dal commissario del Molina Carmine Pallino.

«Sono rimasto letteralmente a bocca aperta – commenta Galimberti – e, insieme con l’assessore ai Servizi sociali Roberto Molinari, ho scritto al commissario e anche all’Ats non senza un certo imbarazzo. Speravamo infatti di avere ricevuto un’informazione sbagliata. Invece il commissario ha confermato l’episodio con una mail».

La fideiussione sarebbe stata richiesta a garanzia del pagamento delle rette, anche in considerazione di una sofferenza nel bilancio della fondazione che avrebbe accumulato nel tempo quasi due milioni e mezzo di crediti “verso clienti”.

Il sindaco non approva, anzi: «Spero che il mio intervento – dice – sia servito a interrompere da subito una prassi poco chiara, che rischiava di consentire l’ingresso al Molina solo a chi può ottenere da un istituto di credito una fideiussione che ritengo esorbitante, escludendo invece non solo le persone e le famiglie bisognose, ma anche chi è in grado di pagare la retta della casa di riposo affrontando grandi sacrifici».

E ancora: «Il Molina è un patrimonio della città e dei varesini. Tutte le famiglie devono poter contare sui suoi servizi. Al sindaco deve stare a cuore che gli ospiti vengano assistiti bene a costi adeguati e che la qualità dell’assistenza resti sempre elevata».

L’episodio è classificato con un solo aggettivo: «preoccupante». E così la possibilità che il commissario possa modificare le regole d’ingaggio dei futuri amministratori, la cui nomina oggi è delegata al sindaco dallo statuto della casa di riposo.

L’altolà di Galimberti è esplicito: «Quando apprendo che il commissario potrebbe cambiare le regole, non nascondo elementi di preoccupazione. Il Molina, lo ripeto, è una risorsa della città e deve continuare a esserlo, anche perchè molti varesini lo hanno sostenuto con lasciti e donazioni. Per questa ragione, chi volesse escludere la città dal Molina troverebbe nel sindaco, nella giunta e, auspico, nell’intero consiglio comunale la più ampia contrarietà. Di più: se questa eventualità dovesse mai concretizzarsi, il Comune assumerebbe tutte le iniziative, anche giudiziarie, consentite dalla legge, per contrastarla».

Un nuovo scontro “istituzionale” alle porte? In municipio lo escludono.

Le analisi di Pallino, in alcuni casi, hanno infatti incontrato il favore dell’Amministrazione comunale e Galimberti non lo nasconde: «E’ giusto ad esempio – riconosce il primo cittadino – introdurre elementi di innovazione adottando da subito le regole che vengono applicate nelle amministrazioni e nelle strutture ospedaliere ovvero che acquisti e interventi vengano effettuati unicamente attraverso gare secondo quanto previsto dal codice dei contratti pubblici. Per quanto riguarda la governance, anche io auspico che in futuro si possa fare riferimento a figure super partes, scelte attraverso processi di selezione aperti e pubblici, con totale trasparenza. Una sperimentazione in tal senso è stata avviata nei giorni scorsi con la nomina del revisore della Fondazione, ovvero il soggetto che deve controllare l’operato degli amministratori. Sebbene non fossi obbligato, ho scelto di indire un bando. Inoltre, nelle modalità di selezione, ho previsto la possibilità della trasmissione in diretta streaming dei colloqui con i candidati. Una forma di partecipazione e di controllo che ho intenzione di applicare a tutte le nom