Camere di commercio da salvare

Altra Testata - 21/11/2016

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Il Governo Renzi sta attuando una Riforma sulle Camere di Commercio: solo un errore. È in corso da più tempo un iter parlamentare sulla Riforma delle Camere di Commercio, Ente di diritto pubblico. Personalmente ritengo che le scelte che si stanno compiendo sul tema siano completamente errate. Di persona qualcosa ho già scritto sui giornali in più passaggi della riforma in discussione ma con molta difficoltà e in fondo ho sempre faticato e non poco a far conoscere le mie idee personali. Ammetto che ciò è dovuto alla profonda delusione che sto patendo visto che da nessun sito, nessuna Autorità (anche molto interessata) è uscita con una proposta concreta di riforma in contrapposizione al progetto che ritengo completamente errato del Governo Renzi. Le “sortite dell’ultima ora”, di cui sono venuto a conoscenza, volte a contrastare la proposta di riforma lasciano il tempo che trovano.

Avevo esordito all’apertura del problema due anni fa presentando una mia proposta che avevo realizzato antecedentemente l’anno 2009. In sintesi avevo proposto che le Camere di Commercio NON fossero accorpate ma avessero a inglobale: a) a livello di Enti tutti gli Ordini e gli Albi Professionali; b) a livello di attività tutte le attività dei SUAP Comunali nonché alcune funzioni ora di competenza delle provincie (Autoscuole, attività di formazione svolte in ambiente economico, ecc.). Il Registro Imprese, trasformato in REGISTRO DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE doveva diventare l’unico Registro Pubblico con iscrizione obbligatoria per 1) le già note obbligatorietà per imprese/società; 2) le imprese/società professionali – ex albi professionali – (Si aggiunga che per questo punto hanno già fatto da “apripista” le procedure di iscrizioni per riportare le informazioni contenute negli ex Albi agenti, mediatori, spedizionieri ora soppressi; 3) le associazioni che svolgono attività economiche per sopravvivere; 4) privati/imprese/società svolgenti l’attività di affitto di immobili dopo trasformazione ed equiparazione di tale attività in “attività d’impresa”;

Fermo restando la volontà di tutelare la professionalità dei professionisti (qualunque essi siano), conservare a livello pubblicistico gli Albi Professionali e distruggere le Camere di Commercio a parere dello scrivente è una strategia politica anti europeista e che mira a conservare Enti che si rifanno alle Corporazioni del Medioevo. Con queste proposte alternative si poteva certamente contrapporre ben diversi scenari a quello che si prospetta ora per le Camere di Commercio.

Circa la volontà di “colpire” le Camere di Commercio con riduzioni nel numero e nei servizi non obietto che la scelta sia completamente discutibile. Se c’era volontà come sopra scrivo di avere un solo Ente Pubblico a livello locale che si occupasse di impresa e attività economiche la riduzione voluta ora dal Governo Renzi è del tutto fuori luogo. Inoltre l’attuale proposta Renzi/Madia ha posto al centro dell’attenzione le Camere di Commercio con priorità assoluta rispetto ad altri Enti. E conosciuto l’ondivago iter di riforma di ASL, Procure, Prefetture, Tribunali, Provincie, ecc. Riforme che sembrano completamente indipendenti l’una dall’altra cosicché il cittadino qualunque a breve potrebbe avere a che fare con Enti insistenti in diverse settori di territorio nazionale e che potrebbe decisamente complicare gli iter procedurali che coinvolgono non solo un Ente. Per questo motivo avevo proposto che prima di riformare la territorialità degli Enti citati comprese le Camere di Commercio si avesse a provvedere a riformare gli Enti Comunali. Ci si chiede come si possa continuare con una miriade di Comuni che erogano ormai solo servizi in convenzione con altri. Di persona ho auto modo di cercare un’impresa e il titolare. Cosicché ho sentito una unione di comuni che svolgeva il servizio anagrafico comunale, poi la Comunità Montana per il servizio associato di vigilanza Comunale per accertarsi dell’esistenza dell’impresa ma solo dopo aver ascoltato il Servizio SUAP/attività Commerciali che fa capo ad altro Comune (Caos e perdite di tempo incredibili).

Da tempo ho sempre sostenuto che “a monte” di una riforma a livello locale delle varie amministrazioni necessitasse una fusione di più Comuni perché tale Ente potesse essere autonomo nei servizi di competenza dello stesso. Giusto quindi rinviare la riforma delle Camere di Commercio dopo aver ridefinito gli Enti comunali ben diversi dagli attuali “Comuni polvere” A questa riforma si poteva semplicemente arrivare con una riforma costituzione di un solo articolo della Costituzione che aggiungeva all’attuale contenuto dell’art. 114 della Carta Costituzionale la seguente dicitura: “I comuni sono Enti con almeno 50.000 abitanti”. Il numero di abitanti indipendentemente dalla superficie è già sostenuto anche in alcuni studi che indicano in tale livello un livello minimo ottimale per la gestione diretta in economia di molti servizi. A sostegno di questo punto sicuramente si sarebbe schierati in appoggio anche molti altri Enti pubblici. Una riforma che avrebbe seguito questo iter avrebbe convenuto poi in una “territorialità unica di riferimento” gli Enti amministrativi evitando così molti possibili tipi di futuro “caos”.

La Camere di Commercio oltre alla tenuta del Registro Imprese svolge bel altro in particolare per le piccole e medie imprese. Mi soffermo solo su un particolare sevizio che è il servizio della “mediazione” a livello giudiziario. Con le conoscenze e le disponibilità di notizie economiche che fanno capo alle Camere di Commercio le stesse avrebbero dovuto “entrare” a pieno titolo nelle procedure alternative al Fallimento quali sono i concordati e le ristrutturazioni dei debiti aziendali oppure nelle conciliazioni tra soci di una stessa società in dissidio tra loro. Fermo restando la leadership della mediazione in senso generale oggi detenuta dall’ordine Forense degli Avvocati organizzata anche all’interno dei vari Tribunali le Camere di Commercio possono diventare, per volontà politica con legge, il punto di riferimento esterno al Tribunale per molte diverse procedure che riguardano vertenze a cui fanno capo le società/imprese. Potrei soffermarmi su più servizi svolti all’interno delle “mura” dello stabile dove operano le Camere di Commercio che ben hanno risalto sulla società in termini di concorrenza leale, promozione economica che purtroppo la riforma della Legge Renzi/Madia vuole offuscale anziché espandere.

Le Camere di Commercio hanno una loro sostenibilità senza dipendere dalle entrate generali dello Stato in quanto si avvalgono di una particolare imposizione denominata “diritto annuale “ che pagano le imprese/società iscritte la Registro Imprese. La riforma Renzi/Madia ha dimezzato in tre anni tale importo con una riforma che taglia in modo lineare gli importi precedenti. Visto come una “tassa” nulla pare possibile opporre alla volontà del Governo nella scelta di dimezzare tale importo tenuto presente le molteplicità di tasse che stanno distruggendo l’Italia. Il tributo svolge però ben altra funzione. Senza mezzi termini, per lo scrivente è corretto definire questo tributo uno “switch” che concorre in modo determinante (integrato poi con altri parametri) a capire se una impresa/società esista o abbia cessato di esistere (la certezza è solo viziata dall’eccezione di chi vuole fare l’evasore fiscale). Questa funzione importantissima permetterebbe di ridefinire in altro modo il tributo che consente alle Camere di Commercio la sopravvivenza. Il taglio lineare di tale tributo fatto alle imprese individuali e alle società di persone dell’ordine di pochi Euro è inutile se mira a “fare risparmiare le tasse”.

Pertanto entrando del merito e quantificando un possibile importo del dovuto, nulla mi fa pensare, che, possa essere una “tassa impagabile” un’imposizione fissa annua di cinquanta Euro (50,00 Euro) per gli Enti “Only REA”, di cento Euro (100,00 euro) per ogni impresa individuale iscritta al Registro Imprese e di duecento Euro (200,00 euro) per ogni società di persone. In merito ai circa 40.000,00 (Quarantamila) Euro, quali valore massimo di tale tassazione che le società di capitale versavano alle diverse CCIAA, mi permetto fare osservare che anch’io da tempo ero scettico. Va bene la “funzione sociale”, va bene la volontà di far pagare a chi più guadagna ma tale importo l’ho sempre considerato fuori luogo. Visto che l’attacco distruttivo alle Camere di Commercio proveniva da Confindustria a questa parte di tributo era necessario portare il massimo riguardo anche in funzione delle lamentele delle grandi industrie/multinazionali a cui le Camere di Commercio pare non possano dare molti servizi a loro necessari perché di notevole valore. Non certo condizionato dagli ultimi eventi lo scrivente da tempo senza mezzi termini ha sempre pensato che tale importo non dovesse superare un valore pari a mille euro (1.000,00 euro) e la base imponibile fosse il capitale sociale e non il fatturato: in questo modo è molto più facile e trasparente determinare l’importo da chiunque. Ammetto la mia piena contrarietà da sempre alla possibilità di aumentare tale base imponibile del 20percento – Venti per cento – (Norma ora in via di cancellazione) e all’applicazione della perequazione da convertire invece in “premio” per competitività di alcune Camere rispetto ad altre. Se la funzione del Registro Imprese fosse stato esteso come scrivo sopra anche a Ordine Professionali, Associazioni, ecc. allora sicuramente l’importo si sarebbe esteso a più contribuenti con i benefici che andavano a sostituire la riduzione dell’imposta sulle società di capitale.

Sulle entrate delle Camere di Commercio di seguito ora presento una proposta che dovrebbe intendersi come integrativa alla Riforma Renzi/Madia. Alla luce della volontà personale avversa di conservare la possibilità per le Camere di Commercio di potere aumentare il diritto annuo del 20percento (Venti per cento), esiste a parer dello scrivente un’alternativa che si prefigge rispettare più principi generali di etica. La mia proposta è quella di far approvare una normativa che obblighi il pagamento del diritto per la vidimazione dei ”Formulari di identificazione dei rifiuti”. Il costo per la vidimazione di tutti i Registri è di 25,00 euro. Ogni imprese/società utilizza almeno un Registro all’anno. Osservo che molte imprese/società ne portano a vidimare fino a 10 per volta e più volte durante l’anno. Il 20percento di possibile aumento del diritto annuo per le imprese è ampiamente recuperato. Infatti il 20percento di 44,00 Euro (Diritto annuale delle imprese) è 8,8 Euro. Così una sola bollatura annua del Formulario dei Rifiuti supera di molto il 20percento della tassa che il Decreto Renzi/Madia intende far pagare alla società di persone dal 2017. La possibile bollatura a pagamento dei formulari dei Rifiuti risponde a più principi. Innanzitutto la gratuità dei servizi comporta come dimostrato solo uno spreco di risorse pubbliche da parte degli utilizzatori qualsiasi sia il sevizio di cui ne beneficiano. Inoltre il cittadino pagherebbe un servizio e non una maggiorazione di una tassa e ciò è sicuramente più accettato da parte di chi sostiene il pagamento.

Ancora una nota sulla vidimazione. La riforma Renzi intendo sopprimere più Camere e tutte le sedi secondarie. Fermo restando il principio che venga usata sempre maggiormente la telematica nella comunicazione tra Pubblica Amministrazione cittadino trovo impossibile il servizio della vidimazione dei libri sociali e di molti altri registri per ora e ancora per molto tempo in forma telematica. Il servizio come svolto ora è quindi indispensabile e proprio delle Camere di Commercio: ritengo fuori luogo costringere un imprenditore a fare ad esempio duecento chilometri di strada per far bollare un registro di carico e scarico per la propria azienda. Per questo motivo ritengo che si debbano conservare più sedi delle CCIAA con una razionale revisione delle sedi distaccate in funzione delle utenze e della sostenibilità economica (es. più servizi di Enti diversi in uno stesso punto).

Da ultimo una proposta per una moratoria di almeno due anni nell’applicazione della legge di riforma delle Camere di Commercio non solo per i motivi sopra spiegati. Dall’anno 2007 è in corso una crisi economica che sta mietendo un’enormità di imprese/società. I Registri Imprese (non penso ci siano Camere di Commercio che si possano esimere) sono piene di “scheletri d’armadio” ossia imprese polverizzate che non hanno ottemperato alla procedura di Cancellazione. Per questo motivo propongo che si possa procedere ad un rinvio dell’applicazione della riforma fintantoché si esauriscono le procedure di cancellazione d’Ufficio di tutte quelle imprese/società che sono rimaste iscritte al Registro Imprese benché siano da tempo sparite. Una così necessaria e forte pulizia dei vari Registri Imprese si stima possa espletarsi in un biennio/triennio. Personalmente ritengo che solo dopo tale necessaria pulizia si potrebbe effettuare una riforma delle Camere di Commercio. Invece dando seguito all’attuazione della riforma dal prossimo anno penso ci si trovi in una situazione “fuori dal tempo”, “esterna alle priorità” e che ha ben poco di “utile” anzi pare possa arrecare più danni.