Camere aggregate? Colombo: «Valutiamo costi e benefici»

La Prealpina - 08/09/2016

«Camera di Commercio: anziché domandarci se prevedere o meno per l’ente varesino un processo di accorpamento, sarebbe più utile chiedersi perché dovrebbe aggregarsi eventualmente con Como o Milano o Lecco. O perché, al contrario, sarebbe meglio che rimanesse autonomo». Sono riflessioni di Mauro Colombo, direttore di Confartigianato imprese Varese, dopo le novità introdotte dal Decreto di Riforma approvato lo scorso agosto con una nuova definizione dei compiti degli enti camerali. «Alcune funzioni sono apparentemente scomparse (il sostegno al “credito” e quello all’innovazione), mentre altre sono state introdotte ex novo – dice Colombo -. Tra quelle confermate ci sono quelle di carattere amministrativo e regolamentare». Tra le funzioni ampliate troviamo alcune attività inerenti il mercato del lavoro e l’alternanza scuola-lavoro. Ci sono poi le funzioni nuove: la valorizzazione del patrimonio culturale, lo sviluppo e la promozione del turismo e l’erogazione di servizi di assistenza.

«I servizi si potranno però realizzare agendo direttamente sul mercato (in pratica, vendendoli con un prezzo di “mercato”), facendo leva sui costi operativi coperti dai diritti camerali obbligatori e in concorrenza non solo con le associazioni (come molti si preoccupano a sottolineare) ma anche con le stesse aziende». Un’eventualità remota e «incongruente con il disegno strategico che il Governo sta prevedendo per le nuove Camere di Commercio, ovvero quello di trasformarle sempre più in istituzioni». D’altro canto lo stesso ministro Carlo Calenda ha «confermato la volontà esplicita di ridimensionare l’eccesso di potere che in molti territori (non quello varesino) le Camere di Commercio hanno assunto in questi anni, talvolta in contrasto con le stesse funzioni pubbliche». Un’interpretazione che «sembrerebbe suggerire che, avendone i requisiti, la Camera di Commercio di Varese potrebbe mantenere la sua identità territoriale e non procedere ad alcuna integrazione. Sarebbe un’osservazione non contestabile, ma nel merito occorre valutare a quale prezzo questo potrebbe realizzarsi. Le risorse economiche sono estremamente limitate e il forte taglio del diritto camerale non darebbe altra possibilità alla “governance” locale varesina se non quella di garantirsi servizi di carattere ordinario, amministrativo e poco altro. La stessa gestione del ricco patrimonio immobiliare, eccellenza della Camera di Commercio di Varese, ne risulterebbe nel tempo minacciata. Era questa una preoccupazione anche del presidente Renato Scapolan che, con lungimiranza, ci sottoponeva il tema regolarmente quando valutavamo le prospettive future della Camera di Commercio».

Le risorse diminuiranno ancora: «In sintesi, conviene conservare una propria identità territoriale con il rischio che sia solo parzialmente efficace o accettare una nostra partecipazione aggregativa e dare maggiore forza alla nostra azione “negoziale”? L’alternativa non è quindi se conservare o meno la nostra specificità territoriale nominale, quanto valutare l’eventuale saldo positivo fra costi e benefici che una dimensione aggregativa porterebbe a vantaggio della imprese del nostro territorio».