Camera di commercio, Vercelli diventa capofila del “terzetto”

Altra Testata - 26/06/2017

La Camera di commercio di Novara si fonderà con quelle di Biella, Vercelli e del Vco e la sede sarà nella città lungo il fiume Sesia. Lo ha annunciato ieri, con un certo rammarico, il presidente della Camera novarese Maurizio Comoli, nel corso del convegno in cui l’ente, l’Università del Piemonte Orientale e la Banca d’Italia hanno presentato una radiografia dell’economia. «Per individuare la futura sede dell’ente unificato – ha detto Comoli – è stato preso in considerazione il numero delle imprese e siccome Biella e Vercelli si sono unite, il loro dato congiunto supera, anche se di poco, il nostro».

 

Novara a sua volta avrebbe avuto di gran lunga il numero più alto di aziende se la Camera del Vco avesse accettato la fusione, ma così non è stato e quindi Vercelli si prende una sede particolarmente ambita. «Resteranno aperti gli uffici provinciali – ha aggiunto Comoli – per garantire i servizi».

 

Per quanto riguarda l’economia locale, c’è qualche timido segnale di ripresama, come ha detto Eliana Baici, direttore del Dipartimento di studi per l’economia e l’impresa, «è molto difficile fare previsioni in una fase così incerta, e in cui si stima un aumento del Pil così basso, all’1,3%, mentre ci hanno sempre insegnato che per produrre occupazione occorre un incremento del 3 per cento». Ezio Gamerro e Cristina Fabrizi, della Banca d’Italia, hanno delineato lo stato di salute dell’economia piemontese, in fase di miglioramento ma ancora lontana dagli anni pre-crisi.

 

E’ stata Cristina d’Ercole, segretaria generale della Camera di commercio, a tracciare il profilo economico novarese. Le imprese iscritte al registro camerale sono 30.557, in calo da sei anni. Per trovare un numero inferiore di aziende bisogna risalire al 2000-2002. Un dato significativo, e problematico, è quello del «tasso di sopravvivenza» delle imprese: nel 2016 hanno continuato ad essere operative solo il 62,8% delle imprese nate nel 2013, il 72,3% di quelle del 2014, e il 79,6% di quelle iscritte l’anno prima.

 

L’economia provinciale si è spostata negli ultimi anni dal manifatturiero ai servizi che raggruppano il 28,7% delle imprese, il commercio il 24,2, le costruzioni il 16,8, l’industria il 12,3, il turismo il 7,4 e l’agricoltura il 7,1 per cento. I dati positivi provengono dal primo trimestre del 2017: la produzione industriale ha messo a segno una crescita tendenziale del 5,2% con la prospettiva di aumentare del 10,9 il fatturato e dell’11,1% gli ordini interni. «Le nostre imprese tornano ad investire – ha concluso Comoli -: è un segnale positivo».