Camera di Commercio, Lecco sceglie Como: il Lario si riunisce

 

Questo matrimonio s’ha da fare, finalmente verrebbe da dire visto che a convolare a nozze sono le Camere di Commercio di Como e Lecco, dopo un corteggiamento lunghissimo e tanti ripensamenti, soprattutto sulla sponda manzoniana. Ieri mattina finalmente il consiglio camerale ha deliberato la fusione territoriale con Como, da cui ci si era divisi ventidue anni fa. «Finalmente ha prevalso il buonsenso – sottolinea Wolfango Pirelli, segretario della Cgil lecchese e membro del Cda di Camera di Commercio Lecco – era da mesi che si lavorava attorno a questa ipotesi e finalmente, pur tra qualche resistenza, la decisione è stata presa». Infatti fino all’ultimo in via Tonale erano in tanti a strizzare l’occhio a Monza, considerata più strategica per dimensione e vocazione verso l’export, specie nel settore metalmeccanico. Dopo mesi di tira e molla, come capita anche nei migliori fidanzamenti, a scegliere sono stati gli altri, in questo caso il Cda della Camera di Commercio della città di Edmengarda che ha preferito andarsene con Milano e Lodi, malgrado sulla decisione pesi come un macigno il ricordo al Tar presentato dai sindacati. Traditi da Monza rimaneva la via di Sondrio, con la quale il legame è rappresentato dall’Unione industriali, ma a quanto sembra anche da quella parte c’è il veto del Cda e della Provincia che rivendicano con forza la loro autonomia.

Come ne «La Coscienza di Zeno» è stata la terza proposta quella fortunata, in questo caso della Camera di Commercio di Como che da mesi trattava per tornare a riunire le realtà imprenditoriali e artigiane del Lario sotto un unico cappello. «Avremmo potuto prendere la decisione anche un po’ prima – conclude Pirelli – e forse ci sarebbero stati più vantaggi. L’importante è che la decisione è stata presa e il 2017 servirà per completare il progetto di fusione». Un’altra possibilità non c’era, visto che Lecco non ha le dimensioni per mantenere la propria autonomia, secondo il dettato della Legge Madia. Adesso si attende la ratifica da parte del Cda della Camera di Commercio di Como che dovrebbe riunirsi il 2 di febbraio, una decisione scontata e poi si potrà finalmente fare sul serio, con il procedimento che poterà le due associazioni a fondersi in una sola, molto probabilmente entro la fine dell’estate, per poi dare mandato al nuovo esecutivo di completare la fusione. Sempre che basti, perché il Governo non ha ancora ufficializzato il decreto che definisce il numero totale delle nuove Camere di Commercio. Così il matrimonio tra Como e Lecco potrebbe trasformarsi in un menage a troi con Sondrio o addirittura Varese. Verrebbe da dire che sarebbero nozze un po’ troppo affollate.