Camera di Commercio di Napoli, strappo degli industriali: «Accesso agli atti»

Il verdetto è definitivo ma tutti lo contestano, attraverso l’accesso agli atti. Una richiesta effettuata da parte di sessanta associazioni, a partire dall’Unione Industriali. Ognuna di esse ha voluto vederci chiaro tra i documenti presentati dagli avversari. E, in qualche caso, c’è stato già anche un ricorso al Tar. Un caso paradossale, quello della Camera di Commercio. Il risultato degli apparentamenti tra le associazioni imprenditoriali, pubblicato sul decreto della Regione Campania del 20 febbraio scorso, non ha convinto nessuno. Né i vincitori né tantomeno i perdenti. Naturalmente nessuno mette in discussione l’operato degli uffici regionali, che hanno svolto correttamente il loro compito, attraverso la pubblicazione dei dati relativi alle imprese con la conseguente assegnazione dei seggi nel prossimo consiglio camerale. Quello che tutte le associazioni discutono, invece, sono proprio le cifre relative al numero degli iscritti ed al grado di rappresentatività delle imprese, ovvero il criterio determinante per l’assegnazione dei seggi. Tra coloro che sono risultati perdenti, secondo il decreto regionale, serpeggia un notevole malumore e, soprattutto, un certo stupore per l’esito finale. L’Unione Industriali ha deciso di approfondire la questione.

«Abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti il 10 febbraio scorso», spiega il presidente Ambrogio Prezioso, ribadendo anche l’intenzione di «vigilare con rigore» già espressa 24 ore prima. Un modo per manifestare la sorpresa per l’esito degli apparentamenti, da cui scaturisce la vittoria dello schieramento capitanato da Ciro Fiola. E, soprattutto, per capire se tra i dati presentati dalle associazioni datoriali vi possano essere incongruenze. La richiesta di accesso alle carte è stata presentata da tutti i protagonisti della contesa nei giorni precedenti la pubblicazione del decreto. Mentre nei mesi scorsi era stata la Confcommercio ad effettuare anche un ricorso al Tar per la sua esclusione dalla competizione. Al di là della questione sulla congruità dei dati e sui probabili ricorsi, la tesi sostenuta dagli Industriali è molto semplice.

«Non possiamo non esprimere sorpresa – ha spiegato Prezioso – per risultati che addirittura disorientano rispetto alla conoscenza che si ha del territorio e delle sue imprese». I risultati alla Camera di Commercio, dunque – secondo Prezioso – non rispecchierebbero fedelmente la geografia imprenditoriale. Una tesi condivisa anche da alcune associazioni artigiane, vicine a Palazzo Partanna. In particolare Claai e Confartigianato fanno sapere di aver effettuato la richiesta di accesso agli atti per la stessa ragione. Anche nell’altro schieramento, però, hanno inoltrato all’ente camerale la stessa richiesta. Lo stesso Ciro Fiola ha voluto vederci chiaro nei documenti altrui. E, nello stesso tempo, concederà l’autorizzazione per la richiesta di accesso ai propri. Questo perché ogni associazione è tenuta a dare l’ok entro dieci giorni, nell’eventualità di una richiesta di accesso alle proprie carte. L’Aicast, inoltre, si appresta a presentare un ricorso al Tar contro una delle imprese dello schieramento avversario, per aver dichiarato – secondo lo stesso Fiola – un numero di soci «sovrastimato».

Un infinito caos, dunque. E qualcuno ipotizza addirittura, nel caso di altri ricorsi al Tar, un’ulteriore proroga della gestione commissariale. Solo una voce di corridoio, comunque. Quello che è certo, in ogni caso, è che la commissione incaricata ha svolto con precisione i controlli di rito sulle associazioni. Un lavoro certosino è stato portato a termine dal commissario Girolamo Pettrone. Tuttavia nelle pieghe del regolamento dell’ente camerale – che peraltro non ha niente a che fare con la gestione commissariale – c’è un elemento contraddittorio dal quale scaturiscono anche molti dubbi da parte degli associati. I dati presentati all’inizio del 2015 fotografavano la situazione delle imprese nel 2013. E gli stessi dati sono stati poi approvati definitivamente a gennaio 2017, dopo quattro anni.