Camera Commercio Cagliari, 4 indagati

Altra Testata - 01/12/2017

Come già sottolineato dal mio legale, Patrizio Rovelli, posso dire che le accuse che riguardano l’uso della carta di credito della Camera di Commercio sono state escluse, mentre per quanto riguarda tutte le altre parti del procedimento a brevissimo la magistratura avrà le risposte chiarificatrici”. Così all’ANSA Giancarlo Deidda, l’ex presidente dell’ente camerale del capoluogo sardo indagato insieme ad altre quattro persone nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Cagliari.

Il sostituto procuratore Giangiacomo Pilia, che ha chiuso in questi giorni le indagini inviando i relativi avvisi, ipotizza per tutti reati che vanno dal peculato all’abuso d’ufficio, dal falso e alla diffamazione. Con l’ex presidente sono indagati il segretario generale dimissionario Luca Camurri e i funzionari Simonetta Oddo Casano e Fabrizio Lecca. “La Procura ha chiuso dopo quasi tre anni l’inchiesta – sottolinea l’avvocato Filippi che rappresenta Lecca – adesso attendiamo di leggere le carte per commentare e decidere come procedere”.

INCHIESTA PROCURA, 4 INDAGATI. Il sostituto procuratore di Cagliari Giangiacomo Pilia ha chiuso l’inchiesta sulla Camera di Commercio del capoluogo sardo e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per i quattro indagati, tra cui spicca l’ex presidente Giancarlo Deidda, proprietario di uno dei ristoranti più noti in città. La Procura contesta a vario titolo e a ciascuno secondo le proprie presunte responsabilità, reati che vanno dal peculato all’abuso d’ufficio, ma anche falso, maltrattamento, danneggiamento, omessa denuncia di reato e diffamazione. Oltre a Deidda, hanno ricevuto in queste ore l’avviso di conclusione delle indagini preliminari anche il segretario generale Luca Camurri e i funzionari Simonetta Oddo Casano e Fabrizio Lecca. A Camurri il pm Pilia contesta il maggior numero di presunti reati.

L’indagine è iniziata due anni fa, dopo alcuni esposti sull’uso della carta di credito della Camera di Commercio e dell’auto aziendale per finalità non istituzionali. La Guardia di Finanza ha scavato sui bilanci e inviato una corposa informativa che ha convinto il pm Pilia a redigere una ventina di pagine di contestazioni su cui spiccano i casi di peculato, tutti ancora solo ipotizzati dall’accusa, per l’uso provato delle due auto della Camera di Commercio.

Secondo l’accusa, nella sede dell’ente si sarebbe respirato per anni un “clima di terrore”, con i dipendenti che venivano screditati e minacciati di licenziamento “a fini intimidatori”.