Camera a tre, ora il ricorso-bis di Pavia

La Prealpina - 26/04/2018

Stagione-bis di ricorsi contro le nozze a tre delle Camere di Commercio di Mantova, Cremona e Pavia. E questa volta mentre la macchina per l’elezione del nuovo consiglio camerale è già in viaggio con l’obiettivo di tagliare il traguardo per la fine dell’estate. È stato notificato nei giorni scorsi alla Camera di commercio di Mantova un nuovo ricorso targato Pavia depositato al Tar del Lazio. A firmarlo questa volta sono le associazioni di categoria e alcuni imprenditori.

Vale a dire: Confindustria Pavia, Ascom – associazione commercianti della provincia di Pavia, Federazione provinciale Coldiretti Pavia, Industria laterizi Vogherese (di cui è legale rappresentante l’attuale presidente della Camera di commercio di Pavia Franco Bosi), Albergo Moderno di Pavia (il cui legale rappresentante è Giovanni Merlino in giunta nell’attuale Camera e presidente di Federalberghi Pavia).

Annullamento previa sospensione del decreto del ministero dello Sviluppo Economico del 16 febbraio del 2018, che ha previsto tra le altre cose, l’accorpamento di Pavia con Cremona e Mantova: questa la richiesta del ricorso che, puntando sull’incostituzionalità del testo normativo, contesta l’attribuzione della sede legale della Camera a tre a Mantova, la riduzione del 50% del personale imposta a Pavia, la soppressione dell’azienda speciale Paviasviluppo.

L’accorpamento «ha prodotto – si legge – un evidente danno sia per gli organismi ricorrenti, sia per gli imprenditori iscritti alle associazioni» in quanto «sono stati erosi i legami di prossimità in precedenza sussistenti tra amministrazione e realtà locale». Un processo che sarebbe stato reso «ancora più drammatico» dalla scelta definita «immotivata, contraddittoria e comunque illegittima» di collocare la sede legale della Camera aggregata a Mantova «relegando così Pavia a sede secondaria e periferica» con conseguenze «del tutto pregiudizievoli per il territorio». Non solo. Il decreto ministeriale ha approvato le nuove dotazioni organiche e mentre «la riduzione del personale camerale di Mantova è pressoché marginale», per Pavia si tratta di un taglio del 50 per cento che vedrà la pianta organica scendere da 82 a 41 unità.

La norma prevede poi la soppressione dell’azienda speciale Paviasviluppo e la creazione di un’unica azienda speciale delocalizzata nella sede legale mantovana. In sostanza secondo i ricorrenti il decreto produce «la marginalizzazione della realtà imprenditoriale pavese, attuata mediante sia l’allontanamento della sede legale a circa 150 chilometri di distanza sia la soppressione di un’azienda efficiente e produttiva di ricchezza per il contesto locale».

Il decreto sarebbe anche incostituzionale in quanto il governo «si è spogliato – si legge ancora – dei poteri legislativi attribuiti dal Parlamento subdelegando al ministero dello Sviluppo economico il compito di attuare la riforma del sistema delle Camere di Commercio». E c’è anche la «violazione del principio di collaborazione tra Stato e Regioni»: «Il Mise – prosegue il ricorso – si è limitato a sottoporre alla Conferenza un testo identico a quello che già nell’estate del 2017 non aveva ottenuto il parere favorevole della Conferenza Stato Regioni, respingendo poi ogni ipotesi di modifica anche solo marginale».

Infine le categorie pavesi ricordano che per la scelta della sede legale, Unioncamere ha sancito che in caso di mancato accordo tra gli enti accorpati la scelta debba ricadere sulla sede con il maggior numero di imprese e unità locali. Tra Mantova, Cremona e Pavia «non è intervenuto alcun accordo» e quindi la scelta sarebbe dovuta ricadere sulla terza. Ma così non è stato.