California, il sogno in crisi: Costa del Post apre il Festival Premio Chiara a Varese

Malpensa24 - 23/09/2022

 Il fenomeno dei senzatetto, talmente esteso da diventare letteralmente inaffrontabile: meglio chiudere un occhio e girarsi dall’altra parte. Il sistema scolastico – tra medie e licei – fra i meno quotati, in difetto di stimoli aggregativi e colpevole di incentivare le disuguaglianze. E ancora: una macchina politica ferma e intransigente, che a fronte di un progressismo annunciato si mostra piena di contraddizioni. È la California, oggi. Francesco Costa, vicedirettore del giornale online “Il Post”, monta e smonta «lo stato che incarna il sogno americano. Che ha anche il diritto, forse, di avere un proprio sogno». Ha aperto così, ieri 21 settembre, il “Festival del Racconto – Premio Chiara 2022” a Varese, nella Sala Napoleonica delle Ville Ponti. Con il mito made in Usa che ora vive un’anomalia fuori tempo.

L’anomalia

Non a caso “California” è anche il titolo dell’ultimo libro firmato da Costa, giornalista tra i più apprezzati ed esperto di politica e cultura Usa. La serata è stata moderata da Bambi Lazzati, direttrice dell’Associazione Amici di Piero Chiara. La sala colma di giovani volti, che hanno scoperto perché il Paese «più iconico» degli Stati Uniti si sia meritato il sottotitolo “La fine del sogno“. Lì – dove i cercatori d’oro di fine Ottocento hanno dato il via a un processo rivoluzionario, fino ai grandi imprenditori che hanno rivoluzionato il pianeta con i loro brand – oggi si sta spopolando. «Pur non essendo in crisi», da punto di vista economico. Sembra un paradosso. Ecco che allora monta e smonta quel California Dreamin’ tanto cantato da generazioni intere.

Monta e smonta

Sì, perché è pur sempre il Paese che negli anni ha avuto uno sviluppo economico «impetuoso e sospinto da tre settore giganteschi». Ovvero: l’industria tecnologica e digitale; quella dello spettacolo, del cinema e della televisione; fino all’agricoltura. Poi tutto il resto: banche, turismo, università, sanità. E allora perché questo spopolamento? Colpa della politica, dei costi, della formazione scolastica pre-universitaria. Che svuotano le città più famose al mondo per intaccare le lande sperdute con stili di vita che contrastano fra loro.

Dalla politica ai senzatetto

In ordine. La California vanta una forma di progressismo che inevitabilmente è diventato un riferimento politico. «Il Partito Democratico governa con l’85%», ha raccontato Costa. «Ma quando si resta al potere per tanto tempo, la macchina non evolve. Si è formata un’intransigenza ideologica che ha reso i repubblicani invotabili: i californiani tengono più alla saldezza dei propri principi». E questo si riversa anche sul resto. Il fenomeno degli “homeless” vale un record per la California: «Conta il 12% della popolazione degli Stati Uniti, ma un quarto dei senzatetto del paese: secondo le stime al ribasso più diffuse, sono almeno 160mila». Questo perché il panorama edilizio è sempre più caro, famiglie condividono piccoli spazi (il lockdown del Covid l’ha fatto emergere ancora di più) e spesso la classe media in cerca di casa («essere sotto i 120mila dollari all’anno viene considerato basso reddito») lascia «in piedi» quella operaia. Il risultato: le persone se ne vanno o vivono a cielo aperto. Qui viene meno tutto il progressismo annunciato. Nascono quartieri interi, come Skid Row a Los Angeles, che sono frequentati unicamente da senzatetto, abbandonati al punto da non essere nemmeno considerati. C’è chi nemmeno sa dell’esistenza di questi posti.

Il sistema scolastico

Fino al sistema scolastico. Tema affrontano insieme al fotografo Rudi Bianchi in collegamento video da Los Angeles, dove vive dal 1985 come imprenditore, proprietario edilizio e manager sportivo. «Qui è difficile ricevere una buona eduzione», ha detto Bianchi. «Sia pubblica che privata». Con classi da 900 ragazzi che si spostano per andare dal professore: «Non aggregano tra loro. Una scuola sbagliata». Senza dimenticare il metodo secondo cui i bravi stanno coi bravi e i meno bravi coi meno bravi. Che Costa ha definito «una sorta di Darwinismo sociale alla base del capitalismo americano». E che evidentemente può essere un limite. Ma sono molti altri i problemi legati a questa “crisi” californiana, raccolte in un’indagine accurata che porta il nome dei sognatori: California.