Busto/Gallarate Nuovo ospedale, strada segnata«Ma non dimentichiamo il resto»

La Prealpina - 11/05/2017

«Due belle notizie». Il direttore generale dell’Asst (azienda socio-sanitaria territoriale) Valle Olona sintetizza così i due passaggi «fondamentali» di questi giorni. Mentre imperversano le polemiche sull’allungarsi dei tempi d’attesa, sulle criticità dell’unione tra Busto e Gallarate e sul rischio di riduzione delle attività in vista del periodo di ferie (per esempio in Oncologia), Giuseppe Brazzoli lancia un segnale positivo. Non per ingenuità, né per semplice spirito aziendale. «Guardi, io rispondo con i fatti e con i numeri. Il resto lo lascio ad altri».

PIANO STRATEGICO

Primo punto a favore dell’Asst è l’approvazione da parte della Regione del Poas, acronimo che non vuol dire niente ai più ma che sta per Piano d’organizzazione aziendale strategico. E’ la mappa per il futuro della sanità locale. Presentato in novembre, a parte piccole correzioni «di carattere non sostanziale», potrà trovare applicazione da qui al 31 dicembre 2018. Una vera e propria magna charta curata da Brazzoli con il suo staff, in primis con il direttore sanitario Caterina Tridico. Si dice chiaro e tondo che Busto e Gallarate si devono integrare. Un cammino avviato nel giugno dell’anno scorso con l’accorpamento di tre reparti (Neurologia, Urologia e Otorino) e con una serie di altre misure che saranno messe in atto nel periodo futuro. Nel documento, in più, vengono salvaguardati Saronno, Somma Lombardo e Angera. Queste le linee fondamentali.

DODICI MILIONI

Secondo momento forte è lo stanziamento dei fondi dalla Regione che ha visto arrivare 12 milioni di euro all’Asst Valle Olona proprio in questi giorni. La critica principale è stata: perché spendete soldi per ospedali (vedi Busto e Gallarate) che dovete chiudere? Innanzitutto Brazzoli chiarisce che si tratta di investimenti proprio su quelle strutture che continueranno anche dopo il famoso accorpamento, vedi Saronno (5 milioni), Somma e Angera. «Questo a dimostrare – sottolinea il direttore contro ogni disinformazione – che noi teniamo conto del territorio, vogliamo essere vicini alla gente, non lontani». Il resto dei soldi non serviranno per interventi «sull’albergo», cioè sui muri dei reparti di degenza, ma per tecnologia, cartelle cliniche informatizzate, sicurezza e per tutte quelle apparecchiature che, una volta smontate, potranno essere portate nel nuovo ospedale. «Soldi spesi bene, insomma. Soldi che piovono sul territorio. E dei quali forse è meglio gioire, piuttosto che dolersene».

POSTI LETTO

Tutto molto positivo, dunque. Ma aleggia la solita preoccupazione. Ribadita a più riprese dal comitato per la tutela della salute e condivisa da parecchi utenti-cittadini, cioè il taglio di posti letto. Su questo argomento Brazzoli chiarisce: «Nel piano non si parla affatto di posti letto. Chi ragiona in questo modo, è rimasto indietro perché è cambiato il mondo in questi ultimi anni con il potenziamento dell’attività ambulatoriale e il day hospital. Parlerei invece di disponibilità di sale per l’attività chirurgica. Ecco, questo discorso può aver senso e noi stiamo lavorando per avere più spazi».

PERSONALE

Altra preoccupazione è quella della riduzione del personale in un’azienda che ha al servizio la bellezza di 4.500 dipendenti (1.800 sono gli infermieri), una delle realtà più forti e più numerose di tutto il territorio. Saranno mantenuti i numeri. «Stiamo sostituendo tutte le persone che, a vario titolo, cessano il rapporto con l’azienda. Interveniamo anche su chi sta a casa in maternità. Unico problema è che i bandi hanno i loro tempi e ci sono carenze, su alcune figure, in tutta la Lombardia». Non solo, c’è la concorrenza del privato che cerca di poter fruire di professionalità sempre più d’eccellenza. «Noi vogliamo essere attrattivi, anche se ci rendiamo conto che le strutture non pubbliche hanno organizzazioni ben diverse».

OSPEDALE NUOVO

Entro fine anno sarà siglato l’accordo di programma, frutto del lavoro svolto dal cosiddetto comitato di pilotaggio di cui fanno parte tecnici, sindaci e responsabili della sanità, tra cui lo stesso Brazzoli. «Il nostro scopo è di riempire di contenuti un’idea che nasce dall’applicazione della legge 23 del 2015. Questo sarà il primo ospedale che seguirà tale logica. Fondamentale, dunque, portare avanti la strada dell’integrazione perché non devi aspettare che ci sia la scatola per riempirla di contenuti, ma devi lavorare insieme fin da ora. In questa fase tutti glistakeholder (soggetti interessati al tema, ndr) possono dire la loro». Non inutile e controproducente disfattismo, dunque, ma critiche serene che migliorano il progetto. Questo l’auspicio di Brazzoli in un momento non semplice per la sanità. «E non dimentichiamo il resto».

LISTE D’ATTESA

Uno dei principali aspetti d’impatto con la cittadinanza è quello delle liste d’attesa. La sanità funziona, in poche parole, se quando prenoto una visita riesco ad avere un appuntamento in tempi decenti. Non sempre è così, nonostante le statistiche dicano il contrario. Un grosso elemento d’innovazione è stato però inserito dall’Asst Valle Olona: «Gli elenchi sono gestiti in totale trasparenza e sull’intero bacino seguendo il principio dell’urgenza dichiarata. Questi parametri vengono rispettati». Non è stato un lavoro semplice all’inizio, «circolavano ancora i taccuini». Ora è tutto centralizzato.

OSPEDALI ESISTENTI

Un bel punto di domanda resta, però, il destino degli attuali ospedali. Che ne sarà del circolo di via Arnaldo da Brescia e del Sant’Antonio Abate? Si potrebbe citare Lorenzo il Magnifico quando dice che «del futur non v’è certezza». Ma qualche ipotesi bisogna pur averla in testa. Innanzitutto Brazzoli specifica che non verranno mantenuti degli «ospedaletti». Significa che le funzioni principali andranno tutte nella nuova struttura che sorgerà a Beata Giuliana. La destinazione degli immobili esistenti sarà, quindi, di carattere socio-sanitario e amministrativo. Uffici, ambulatori, locali per i vari servizi dell’Asst che non riguardano in modo specifico la cura dei pazienti: questo sarà il fine di tali strutture dove, però, rimarranno molti spazi vuoti. Da riconvertire o da trasformare in grande polmoni verdi? La scelta passerà attraverso le amministrazioni locali.

PUNTI DI VISTA

Tutto questo, comunque, può avvenire solo grazie a un deciso cambio di punto di vista che deve riguardare non solo gli operatori sanitari ma anche e soprattutto gli utenti di quella sanità che qualcuno già definisce 2.0, cioè di ultima generazione. O addirittura oltre. Nella “Teoria della conoscenza” di David Hume, il filosofo parlava di «new scene of thought», cioè di nuovo scenario di pensiero quando ci si trova di fronte ai grandi cambiamenti dell’umanità. In piccolo, è ciò che deve avvenire anche nell’Asst Valle Olona. «Il primo approccio al cambiamento è la resistenza – conclude il direttore generale – ma bisogna interpretare questo passaggio come una grande opportunità». Su tale fronte «la stragrande maggioranza dell’azienda è con noi, ma non ci si deve stupire delle voci fuori dal coro». Come dire che le critiche sono un passaggio obbligato ma sul quale non è giusto impuntarsi. «Il percorso non è facile (l’Asst Valle Olona è una delle più grandi della Lombardia ed è diffusa su diversi presidi, ndr) ma il senso della sfida deve animare tutti». Per una sanità – lo sperano tutti – migliore.