Busto Più tasse, ma il bilancio passa

Il primo bilancio dell’era Antonelli passa la prova del consiglio comunale a pieni voti. La maggioranza parla poco e vota compatta, conscia che le sofferenze economiche che hanno imposto di innalzare la tassa rifiuti sono state un male necessario «visto che i sempre meno soldi trasferiti dallo Stato e le leggi di stabilità che ci impediscono di ritoccare l’Irpef – dice il sindaco – ci hanno condotti a una scelta obbligata.

Emanuele Antonelli dettagliare lo stato di salute del Comune e le scelte prese, giocando appunto sull’innalzamento della pressione fiscale (che sale di quasi 2 milioni) e sul taglio di 800mila euro delle spese correnti, aprendo un paio di mutui. «La verità – puntualizza – è che la nostra Tari resta più bassa di Varese, Saronno e Legnano, avendo ereditato una macchina gestita come faceva Don Bosco, con un sacco di servizi gratis. I cittadini dovrebbero ringraziare chi mi ha preceduto».

L’opposizione, dal canto proprio, fa la sua parte. Massimo Brugnone (Pd) evidenzia «il controsenso di un’Irpef che prevedete comunque di alzare l’anno prossimo del 74 per cento, mentre sulla Tari farete pagare di più ma in cambio vi appellate ai bustesi per fare volontariato nella pulizia dei parchi, rendendoli in pratica cornuti e mazziati». Il pentastellato Luigi Genoni si dice deluso, «perché speravamo di leggere nei conti una visione di città diversa, senza più palaghiaccio, Nord abbandonate, cantieri infiniti, ville storiche in decadenza e Cinque Ponti pieni di problemi». Il discorso di «una tassazione sempre più alta e sempre meno equa» lo fa Gianluca Castiglioni di Busto al Centro, che ripete lo stesso concetto di Brugnone: «I cittadini sono cornuti e mazziati». Poi ancora il Pd, con Cinzia Berutti che se la prende per «impostazioni di bilancio senza strategie di fondo», Valerio Mariani che lamenta «la mancanza di voci finanziarie legate alla mia Sacconago dopo le promesse fatte» e Valentina Verga che contesta «le sbandierate 23 nuove assunzioni in questo triennio, quando in realtà i dipendenti in uscita sono 54». Castiglioni, semmai, evidenzia un nodo particolare: «Questo documento resta fragile e provvisorio, perché è costruito in totale distacco con Agesp».

Piccole punture che però non intaccano la solidità – un po’ convinta, un po’ obbligata – del centrodestra. Ha ragione Paolo Genoni quando racconta che «questo è il quindicesimo bilancio consecutivo che voto e non ricordo un dibattito così tranquillo, anche perché le discussioni accese le abbiamo fatte prima, con passione». Solo Matteo Tosi, (Busto Grande) getta scompiglio: «Questa maggioranza ha iniziato barcollando, noi avremmo visto bene Paola Reguzzoni come assessore per dare esperienza». Attorno a lui volti straniti, ma poi assicura: «Voto a favore e resto entusiasta sostenitore del sindaco e degli assessori».

Così il previsionale passa 15 a 8. Gli assessori Paola Magugliani e Max Rogora esultano. Sono quasi le 2 di notte, Antonelli in cortile tira un sospiro ma già si preoccupa non degli equilibri politici ma di quelli economici da tenere: «Fuori dal cortile – urla ai politici in chiacchiericcio – sennò scatta un’altra ora di straordinario dei dipendenti da pagare».