Busto-Gallarate: la sconfitta

La Prealpina - 07/03/2018

Politici e analisti contano e ricontano i voti, verificano i flussi, elaborano formule. Vince uno, perde l’altro, guadagna consensi uno schieramento, si dissangua l’altra coalizione o l’altra forza politica. Tutti sono bravi a tirare l’acqua al proprio mulino ma forse è sfuggito ai più un fenomeno che riguarda la provincia di Varese, per l’esattezza le due principali città del sud di questo territorio collocato, a grandi linee, tra le Prealpi e l’Altomilanese. Ebbene sì, Busto e Gallarate rimangono a bocca asciutta: zero parlamentari e, dopo gli ultimi ri-conteggi, svanisce anche l’illusione di un consigliere regionale, Alberto Lucchese dei Cinque Stelle. Che è successo?

Addio all’attacco a sette

La pattuglia bustocco-gallaratese fino al 4 marzo disponeva di una squadra composta da Erika D’Adda (Busto) e Laura Bignami (Busto) al Senato, Angelo Senaldi (Gallarate) e Ivan Catalano (Busto) alla Camera, oltre ai consiglieri regionali Paola Macchi (Gallarate), Luca Ferrazzi (Gallarate) e Giampiero Reguzzoni (Busto). Un attacco a sette punte che, al di là della preferenza politica per l’uno o per l’altro, dimostrava la presenza del territorio negli organismi che contano. Non sarà più così. Quali i motivi?

Berlusconiani penalizzati

Innanzitutto Forza Italia si è trovata con ben due candidati paracadutati in provincia. Massima stima (e simpatia) per Adriano Galliani e per Giusy Versace che hanno svolto una campagna elettorale mirata sulla zona, ma i loro due posti potevano essere assegnati a chi lavora sul territorio, magari in rappresentanza proprio del sud della provincia. Ma è andata così e non è nemmeno una novità che Forza Italia si ritrovi con candidati scelti dall’alto. Ciò fa sospettare che i vertici nazionali non è che tengano molto al partito da queste parti (prova ne è anche lo stop in extremis di Lara Comi, rimasta all’Europarlamento). Così pure sul listino della Camera, l’invio di Carlo Fatuzzo (Pensionati) ha spento i sogni prima di Carmine Gorrasi (Busto, doveva essere il numero due se non si fosse inserito Fatuzzo), poi di Isabella Peroni (Gallarate, tre).

Leghisti alla finestra

Il centrodestra paga la poca incisività territoriale di Forza Italia, ma pure la Lega Nord non è che si sappia far rispettare sull’asse Busto-Gallarate. Niente di niente in questo caso. Due potrebbero essere i motivi. Per Busto hanno pesato le divisioni interne e la litigiosità in sezione che, dopo due commissariamenti, ha trovato forse solo ora un punto di equilibrio con Francesco Speroni. Per Gallarate vale la regola che Andrea Cassani ha centrato l’obiettivo di conquistare il Comune, ma ha perso per strada parte del partito. Attorno a lui sono rimasti i fedelissimi, molti gli scontenti che si sono allontanati pur continuando ad esprimere fiducia nel simbolo della Lega, votandolo per Politiche e Regionali. Inoltre quel treno per Roma l’avrebbe voluto prendere lui, ma necessità d’alleanza hanno imposto il suo stop. Ed è costretto a guardare.

Svanito il sogno Pd

Centrodestra che, per vari motivi, resta al palo, pur essendo la coalizione largamente più votata e con la Lega che fa boom. Non si poteva quindi attendere un granché dal centrosinistra che aveva già fatto il miracolo cinque anni fa, riuscendo a portare a Roma due parlamentari (D’Adda e Senaldi), oltre a Maria Chiara Gadda che è originaria di Fagnano Olona e ora si è trasferita a Varese. Pure per il consiglio regionale non ci sono spazi.

Cinque Stelle poco incisivi

Area Busto-Gallarate penalizzata anche dai Cinque Stelle. Svanito il sogno della sorpresa Lucchese, non ha corso per la riconferma Paola Macchi. La gallaratese ha svolto per cinque anni il mandato in consiglio regionale. Poi si è spostata per candidarsi al Senato. Logica avrebbe voluto che il suo nome fosse quello di capolista, così da confermare il vincolo di territorialità che caratterizza la filosofia pentastellata. Invece è arrivato Gianluigi Paragone. Miracolo delle parlamentarie. Inoltre a Gallarate i grillini nemmeno hanno avuto la forza di presentarsi alle Comunali del 2016.

Si salva solo Samarate

Non resta per il territorio sud della provincia di Varese che consolarsi con le città minori. Da Samarate per la Lega Nord arriva Leonardo Tarantino alla Camera, mentre in consiglio regionale entra Angelo Palumbo di Cassano Magnano. E pure Giuseppe Longhin di Cavaria sembra a un passo dalla promozione milanese (entra per Francesca Brianza, probabilissima in giunta). Ma Busto e Gallarate rosicano. Basta spostarsi pochi chilometri dai loro confini per trovare una città che esprime ben due parlamentari. A Tradate Stefano Candiani (Senato) e Dario Galli (Camera) festeggiano: quasi diciannovemila abitanti per una massiccia rappresentanza a Roma. Busto e Gallarate ne contano più o meno 140mila ma restano a bocca asciutta. Misteri della democrazia. Anzi della politica.

 

Fenomeno tradatese e Galli resta sindaco

 

Le urne sono chiuse, le elezioni politiche hanno emesso i loro verdetti. Sul treno in partenza da Abbiate Guazzone – fermata intermedia a Milano Cadorna – con destinazione Roma saliranno in due: Stefano Candiani e Dario Galli, entrambi eletti con la Lega. Il primo raggiungerà Palazzo Madama, il secondo Montecitorio. Un record, un motivo d’orgoglio per una città di quasi 19mila abitanti capace di esprimere due suoi rappresentanti nel prossimo parlamento. Candiani è stato eletto nel collegio uninominale del Senato a Varese, Galli nel plurinominale della Camera pur essendo il terzo in lista. La sua elezione è stata possibile perché la seconda arrivata, Claudia Terzi, è stata eletta in un altro collegio e quindi è subentrato il primo cittadino tradatese.

«Nella storia della Lega – sono le parole di Galli – Tradate, in questo caso Abbiate, ha lasciato il segno, esprimendo persone che l’hanno onorata con passione e spirito di servizio». Un concetto, quello dello spirito di servizio, che è una traccia profonda nel ragionamento politico di Dario Galli, rieletto sindaco lo scorso giugno e ora pronto a tornare alla Camera. «Merito dei militanti della Lega – continua – che hanno fatto una campagna elettorale straordinaria con la quale hanno permesso di raccogliere i voti con cui si è raggiunto un risultato che non ha bisogno di commenti. Ringrazio il segretario Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti che è sempre un punto di riferimento per il territorio, il segretario provinciale Matteo Bianchi e tutti coloro che ci hanno votato».

Un risultato super per la Lega e per Galli che è già stato deputato per due mandati e senatore per uno. Egli era un po’ uscito dai radar della grande politica quando nel 2008 gli chiesero – anzi: glielo chiese Umberto Bossi in persona – di correre per la presidenza della Provincia, carica appena lasciata vacante per le dimissioni del presidente Marco Reguzzoni. Anche allora si mise a disposizione senza batter ciglio: «Mi sono sempre considerato un soldato della Lega – dice – e quindi ho affrontato con entusiasmo anche quella esperienza che considero sia stata estremamente interessante e positiva». Galli tiene a dire che la politica è soprattutto una passione: <Una grande passione che mi ha dato tanto ma allo stesso tempo non ho mai rinunciato alla mia attività imprenditoriale che rimane per me fondamentale».

Il lavoro è l’altro concetto proprio del sindaco che ha già pronte le valigie per Roma e che durante la scorsa campagna elettorale ha avuto l’appoggio diretto di Salvini, ospite in città per sostenerlo: «Premetto che quando mi sono messo in gioco per le scorse elezioni amministrative avevo un obiettivo: quello di mandare a casa quelli che governavano allora la città. Missione compiuta con soddisfazione. Poi c’è l’attualità e rispondo che il sottoscritto non ha mai avuto la presunzione dell’uomo solo al comando ma ho sempre impostato il lavoro pensando a un gioco di squadra. Ho fondate ragioni di credere che quella in carica sia una delle migliori amministrazioni che si possano avere. Una giunta snella, con poche persone di grande esperienza che sanno quello che devono fare senza far perdere tempo a nessuno, in modo particolare a chi lavora in Comune».

Insomma, nessuno intoppo alla vita amministrativa e al momento non ci sono segnali per una possibile incompatibilità fra i due incarichi. A Roma, dunque, con un filo diretto con Tradate, la Tradate dei due parlamentari: «Penso che la cittadinanza debba essere orgogliosa», aggiunge. Una città che ha decisamente alzato le sue percentuali di affluenza al voto: «E quel 20 per cento in più ha votato con la volontà di mandare a casa Renzi e il Pd ma anche con la volontà di dare fiducia a chi vuole un cambiamento sostanziale». Dall’alto della sua lunga esperienza come giudica il voto di domenica? «Con una volontà netta di cambiare ma anche con una fotografia del nostro Paese. Una parte ha premiato il programma della Lega e del centrodestra che vuole abbassare le tasse, snellire la burocrazia, dare sicurezza e sciogliere lacci e lacciuoli per dare fiato a chi fa impresa e un’altra parte che ha premiato il Movimento 5 Stelle più incline all’assistenzialismo».