Busto Gallarate Faremo l’ospedale lì

Nuovo ospedale, nessun dietrofront sulle aree. «La decisione è già presa», ha affermato lunedì sera al Maga di Gallarate l’assessore regionale al welfare Giulio Gallera, tra gli ospiti del convegno organizzato dall’associazione Agorà Liberi e Forti in vista delle elezioni europee. Ospedale a Beata Giuliana A sollevare dubbi sulla localizzazione del nuovo polo ospedaliero che rimpiazzerà il Sant’Antonio Abate di Gallarate e il Circolo di Busto Arsizio era stato, in consiglio comunale, il sindaco Andrea Cassani. Ma l’assessore Gallera smentisce ogni ipotesi di retromarcia sulla nuova struttura che è «una priorità per Regione Lombardia» e il cui vero nodo oggi non sono tanto le aree «indicate dai due Comuni» quanto la viabilità di accesso. «Servono collegamenti adeguati per agevolare gli utenti – sottolinea l’esponente di Forza Italia della giunta Fontana – e bisogna capire come reperire le risorse per finanziare questi interventi». La delibera A oggi, in effetti, la delibera dell’accordo di programma varato da Regione Lombardia parla dei 350 milioni di euro a disposizione per realizzare la struttura, ma non cita finanziamento per le opere accessorie, in primis quelle per la viabilità. Che servirebbero come il pane. Infatti la bretella di collegamento diretto con la superstrada 336 e la tangenzialina per sgravare il traffico da viale Milano, sono richieste da Gallarate, ma bisognerebbe prendere in considerazione anche il raddoppio del Sempione ipotizzato da Busto. Per le risorse, Gallera non esclude il «riutilizzo delle strutture dismesse» dei due attuali ospedali, assicurando la «massima disponibilità» di Regione nel venire incontro alle esigenze del territorio. Si attende l’autonomia Nell’immediato, resta aperto il problema della carenza di personale che tocca gli attuali presìdi di Gallarate e Busto. Qui il problema messo all’indice dall’assessore regionale sono i ritardi nell’approvazione a Roma delle richieste di autonomia fatte dalla Regione che hanno risvolti negativi proprio sul comparto della sanità, che rappresenta la fetta più significativa del bilancio dell’ente di Palazzo Lombardia. «È passato un anno e il testo sull’autonomia della Lombardia non è nemmeno arrivato in Consiglio dei ministri – fa notare Gallera – nel frattempo però chi lavora in pronto soccorso è ancora più frustrato perché le soluzioni che attendiamo di poter mettere in campo grazie all’autonomia non ci sono ancora. Io nei mesi scorsi, anche su questo territorio, ho incontrato i medici che ci chiedevano aiuto. Questi sono gli effetti del populismo». Avviando il percorso dell’autonomia, questo il ragionamento dell’assessore, Regione Lombardia potrà avere più mano libera sul fronte delle assunzioni nei reparti che oggi sono più in sofferenza, come quelli di emergenza e urgenza, e su quello dell’efficientamento, così da rispondere in modo efficace ai gridi di allarme che da tempo giungono dai territori.