Busto Gallarate Ecco il futuro degli ospedali

La Prealpina - 02/10/2017

Come riutilizzare i padiglioni degli attuali ospedali di Busto Arsizio e Gallarate che verranno lasciati liberi con la realizzazione dell’ipotizzato nosocomio unico? Una domanda che preoccupa le amministrazioni civiche interessate, apre il confronto ai diversi livelli istituzionali, politici, sociali e professionali. Lo scopo è di trovare risposte urbanistiche e progettuali per riconvertire edifici e aree molto vaste, per di più in zone centrali o semi centrali, di grande pregio. Complessi che, manco a dirlo, fanno gola alla speculazione edilizia, subito pronta a sfruttare l’occasione. Sempre che gli esecutivi municipali di Busto Arsizio e Gallarate siano disposti a fornirla, l’occasione. Molto più facilmente lavoreranno per arginare le spinte speculative, riprogettando comparti edilizi che, negli anni, hanno contribuito a scrivere la storia locale, anche in termini architettonici.

Il problema è tutt’altro che secondario. Per le giunte di Emanuele Antonelli e Andrea Cassani è una questione prioritaria, sta in cima o, meglio, dovrebbe stare in cima alle molteplici incombenze amministrative e non potrà essere presa sotto gamba. Tanto meno posticipata nel tempo: il rischio è dell’abbandono e del degrado. Detto questo, le necessità territoriali della futura geografia assistenziale richiedono che parte dei padiglioni siano destinati ancora a funzioni collaterali all’ospedale unico, che sorgerà nel rione bustese di Beata Giuliana, al confine con Gallarate. Posizione baricentrica, di facile accessibilità, ma che non potrà contenere tutti i servizi, specialmente quelli rivolti al territorio. Alcuni di essi saranno ridistribuiti negli spazi degli attuali nosocomi, funzionali e di recente ristrutturazione.

L’obiettivo, come si legge con linguaggio tecnico/burocratico nella relazione che accompagna lo schema di intesa tra la Regione, i Comuni, l’Asst della Valle Olona e l’Ats dell’Insubria, è di «facilitare la logistica di fruizione da parte dell’utenza esterna e in particolare di quella a carattere di maggior fragilità». Per questo, ambulatori , centri unici di prenotazione e quant’altro renderà agevole l’utilizzo da parte dell’utenza rimarrà dove si trova ora o, per essere più precisi, in edifici dei due ospedali. I padiglioni che costituiscono la cittadella sanitaria di Busto Arsizio sono nove, più alcuni altri edifici di supporto. L’ultimo significativo ammodernamento della struttura data gli anni ‘70, con la realizzazione del Padiglione Polichirurgico. Il Sant’Antonio Abate di Gallarate ha una storia antica. Le prime notizie di una Casa per la mendicità risalgono al XIII secolo, ma è solo sul finire del 1800 che, grazie al progetto di Camillo Boito, lo “spedale” diventa un ospedale moderno e non più luogo di carità. Oggi, il nosocomio, con i suoi forti richiami architettonici ai modelli medioevali, risponde ai bisogni curativi e sociosanitari della popolazione.

I padiglioni in funzione sono sette, tra cui il moderno Trotti Maino. Ma è nel “vecchio” Boito, edifcio tra l’altro di enorme pregio architettonico, che si prevede di concentrare uffici e ambulatori del polo territoriale, compreso il Cup, la guardia medica, il consultorio e la sede del distretto ora in viale Leonardo da Vinci. Sert, Cps e Centro diurno di psichiatria dovrebbero trovare posto nel cosiddetto “padiglione polimedico ala Est”.

Più articolata la ridistribuzione dei servizi e degli uffici a Busto Arsizio. Nel Padiglione centrale, che dispone di stabili recentemente ristrutturati, si collocherà tra gli altri la direzione strategica dell’Asst, cioè gli uffici dei direttori generale, sociosanitario, sanitario, amministrativo. Presumibile che rimangano negli spazi che occupano attualmente, con ingresso da piazzale Solaro. Con la direzione strategica ci sarà il Sitra aziendale, la logistica, l’ufficio gestione approvvigionamenti, la farmacia territoriale e il Cup. Spazi saranno riservati alle diverse attività distrettuali, al consultorio familiare, alla guardia medica e agli ambulatori specialistici per la cronicità (cardiologico, neurologico, oncologico, diabetologico, ortopedico, fisiatrico, geriatrico). Infine sono previsti gli studi medici (15) per l’assistenza primaria e gli studi (5) dei pediatri di libera scelta.

In altre parole, si profila una sorta di rivoluzione logistica per la sanità del Basso Varesotto. Una nuova mappa con lo scopo di razionalizzare servizi e prestazioni, con un sguardo che, per forza di cose, sembra orientato più verso Busto Arsizio che verso Gallarate. Ma è inevitabile e, a conti fatti, dovremmo farci l’abitudine.