Busto e Fnm firmano il patto per unire treni e car sharin

Il sogno non è di facile realizzazione. Busto Arsizio, in particolare, ha già provato sulla propria pelle l’inserimento di un servizio di car sharing che – per stessa ammissione del sindaco Emanuele Antonelli – «non ha molto funzionato e la gente ancora non recepisce in pieno».

Eppure, presentando il patto fra il suo Comune e Fnm, un protocollo d’intesa che punta a rilanciare proprio la mobilità sostenibile che integra i mezzi meno inquinanti, lo stesso primo cittadino rimarca: «La strada da seguire resta questa, i giovani lo capiscono già, è giusto creare le condizioni affinché si diffonda». E al suo fianco c’è Andrea Gibelli, presidente di Fnm, lieto di presentare il primo accordo pubblico certificato in Lombardia che consentirà di accedere al bando europeo Life, che mette in palio soldi da usare per potenziare il servizio di macchine elettriche. Che in campo si ponga l’azienda che gestisce le reti ferroviarie, si spiega – come afferma Gibelli – «con il desiderio di dare forma a un piano strategico in cui le auto private a motore siano le avversarie da battere. I treni ci sono e miglioreranno, ma servono alleanze ulteriori per costruire i servizi adeguati a potenziare questo sistema».

Nella pratica il protocollo lancia tre obiettivi e sta all’amministrazione bustese scegliere dove collocare il proprio progetto. Può essere lo sviluppo sostenibile del territorio acquisendo auto elettriche da destinare all’ente pubblico, ai pendolari o ad aziende private («Pensate al posizionamento della nostra zona industriale», riflette il primo cittadino), può – anzi deve – estendersi alla mobilità urbana condivisa («Ci sono categorie che usano il car sharing di giorno e altre che lo potrebbero sfruttare negli orari serali», precisa Gibelli) e abbraccia ovviamente anche la riqualificazione delle stazioni, «perché potremmo creare posteggi appositi, dotati di punti di ricarica, anche se essi potrebbero diffondersi in altri punti della città». Antonelli ritiene fondamentale «avere macchine in grado di entrare in autostrada», il presidente Fnm abbina a questo percorso «un grosso investimento previsto per l’aggiornamento del materiale rotabile, sempre ricordandoci che i pendolari sono una fetta importante dell’utenza ma che la maggioranza (magari non su Busto, ndr) è fatta di turismo e tempo libero». Il tutto, insiste, «con l’idea che questo sistema, che in tutta Europa funziona e da noi ha efficacia solo a Milano, serve all’ambiente ma anche alla competitività. Non va visto come un costo aggiunto ma un valore aggiunto. Dev’essere la tendenza al viaggio ideale, un domani deve portare all’eliminazione della seconda auto privata usata solo per arrivare in stazione».

Belle prospettive su cui però pende il dubbio della concretizzazione. L’accordo Busto-Fnm vale sino al 2018, «ma conquisteremo la fiducia per prolungare l’intesa». E Gibelli chiosa: «Io capisco che è un passo imponente e non facile, ma da qualche parte bisogna iniziare». E quella parte, appunto, è Busto Arsizio. Da oggi città pilota e con un sindaco convinto che «il mondo è cambiato e bisogna essere all’avanguardia».