Busto-Castellanza Ex mostra tessile, terra di nessuno

La Prealpina - 14/01/2019

Una baracca di legno coperta dal cellophane che in caso di pioggia dovrebbe tenere lontana l’acqua, appoggiati alle sue pareti altri due rifugi che sembrano piuttosto delle tende: rami e pali a sostenere cartoni e coperte che al tempo stesso sono muri e porte. I villaggi rom si assomigliano un po’ tutti, quello nato all’interno dell’area ex mostra del tessile di viale Borri non fa eccezione. Scene già viste all’interno del Parco Alto Milanese, oppure più in là attorno al nuovo ospedale di Legnano. Quello che impressiona qui sono i rifiuti, più abbondanti del solito. Montagne di rifiuti, di tutti i generi. Dalle immancabili biciclette smontate e rismontate fino ai cumuli di guaine di cavi elettrici dai quali è stato sfilato il rame. Anche quello, si sa, è un lavoro. L’oro rosso rende fino a cinque euro al chilo, in Italia ci sono fonderie che non si fanno troppe domande e trasformano questi cavi elettrici in lingottini di preziosa materia prima.

Nel campo dei disperati

È domenica pomeriggio, nessuno lavora alle biciclette o al rame. Anche la stufa è spenta, il pranzo è già stato consumato. La recinzione che una volta circondava la mostra del tessile è stata divelta in più punti, entrare nell’area non è difficile. Le baracche si trovano nell’angolo a sud-est, quello più vicino all’incrocio tra via Azimonti e viale Piemonte. Nel campo c’è solo un uomo, donne e bambini (se ce ne sono) non si fanno vedere. «Non abbiamo un altro posto dove andare – dice -. Nessuno ci aiuta, non facciamo male a nessuno». Tra i rifiuti sparsi attorno alle baracche c’è anche un bidone per la raccolta differenziata riempito con un po’ di tutto, sul sentiero di terra battuta che porta verso via Azimonti c’è un carrello preso in prestito da Metro. E poi componenti di televisori, autoradio, computer. Recuperati chissà dove e fatti a pezzi per ricavare il rame e altri metalli che possono essere rivenduti. Sugli alberi sono appesi vestiti e sacchetti con la spesa. Un vecchio trucco per tenerli lontani dai topi.

In attesa di un futuro

Non è la prima volta che i rom colonizzano l’ex mostra del tessile. Già nel marzo 2017 la polizia locale era intervenuta per sgomberare l’area, allora una baracca era stata demolita. Ma si sa, i rom sono nomadi stanziali: una volta che hanno scelto di vivere su un territorio, non lo lasciano a meno di esserne costretti. D’altra parte proprio la presenza degli abusivi era stato uno dei motivi che nel luglio 2015 avevano spinto il liquidatore Ernesto Benedetti ad accelerare i tempi della demolizione dell’edificio che inaugurato nel lontano 1951 come sede della Mostra internazionale del cotone, del rayon e delle macchine utensili, era ormai abbandonato dalla fine degli anni Novanta. Ora l’area di viale Borri è ancora in attesa di un futuro. In mezzo ai rovi resta la piastra in cemento sulla quale posava l’edificio, ogni tanto qualche incivile di passaggio ci mette del suo scaricando immondizia oltre la recinzione. La mostra era stata voluta dal banchiere Benigno Airoldi e dagli industriali Antonio Tognella, Carlo Schapira ed Enrico Candiani in anni in cui Busto pensava davvero in grande. Oggi di quel sogno non è rimasto molto.