Busto capitale della danza irlandese

La Prealpina - 10/02/2020

– Cinque scuole e oltre 150 ballerini attesi da tutta Europa. Quella continentale, intende. In quanto alle isole britanniche, i loro rappresentanti si spartivano equamente i posti in giuria e nell’o r c h estra, per musica rigorosamente dal vivo. In più, c’era il pubblico di accompagnatori e curiosi che si sono accomodati sugli spalti del Palariosto, più propriamente intitolato PalaChierichetti. Così ha preso forma la quarta edizione del Busto Feis, una competizione internazionale di danza irlandese, senza limiti di età: il più giovane partecipante aveva infatti 6 anni e si arrivava traverso tutte le stagioni della vita fino al più anziano che ne aveva 70. Se non erano italiani, iscritti alle due scuole partecipanti ovvero la Tara e la Gens d’Ys, venivano dall’Austria, dalla Francia, in discreto numero, e addirittura dal Portogallo. A giudicarli erano tre giudici schierati davanti al parquet. Tre giudici britannici appunto: un inglese, un nord irlandese e un irlandese dell’Eire, la Repubblica di Dublino. Alla fisarmonica si esibiva invece e accompagnava così i passi di danza degli sfidanti il musicista Seamus O’Sallivan da Glasgow, Scozia. A seguire il tempo e approvare i movimenti dei suoi non poteva mancare, in abito da gala, Umberto Crespi, patron della scuola di danza irlandese Gens d’Ys e promotore di questa iniziativa che si affianca naturalmente al Busto Folk, completandolo per così dire con un appuntamento di pura competizione, sempre in un clima di amicizia e di incontro reciproco, s’intende. D’altronde “feis”, che Umberto pronuncia “sci”, è una parola gaelica che starebbe in origine per “fiera” ma che poi ha assunto, spiega lo stesso Crespi, il significato specifico di “gara di danza”. Inutile dire che non poco dello spirito dell’antica fiera celtica sia rimasto ben vivo al di là dell’attribuzione di medaglie e trofei, distribuite in gran numero durante tutta l giornata di ieri per ciascuna delle categorie in gara. Le specialità, a seconda dei passi e anche dei calzari andavano dall’horn-pipe allo slip-jig, che ai profani diranno poco o niente ma che pure si lasciano ammirare senza bisogno di approfondirle troppo: «Con il Busto Folk proponiamo espressioni della cultura inter-celtica nelle sue varie sfaccettature, che comprendono anche la Bretagna, per dire. Con la Busto Feis invece si affronta nello specifico la danza irlandese, che non è folclore», puntualizza Crespi. Il risultato è analogo: «Oltre a divertirci, è chiaro, vogliamo portare la città di Busto nel mondo e il mondo a Busto Arsizio. Sempre limitatamente alla tradizione celtica, che comunque non è poco»