Busto Arsizio – Terremoto sui centri profughi

Tutto scaturì da una visita della commissione parlamentare nei centri profughi del territorio, alla fine del 2016, conclusa con un esposto che invitava la magistratura ad approfondire presunte anomalie. Un appello che non restò lettera morta, ma nei mesi si è trasformato in un fiume in piena che ora rischia di travolgere il controverso sistema dell’ospitalità dei richiedenti asilo. Un’indagine, quella aperta dalla procura della Repubblica di Busto Arsizio, che nelle ultime ore ha portato a una serie impressionante di perquisizioni da parte della Digos e di ispezioni effettuate dagli specialisti dell’Ats (l’ex Asl) che ha con certezza riguardato tutti e sei i Cas gestiti dalla KB srl: a Busto Arsizio come a Gallarate, poi ancora a Somma Lombardo, Gorla Minore, Samarate e Fagnano Olona. Insomma, un blitz per fare verifiche e acquisire documenti in ogni meandro di una società che ha in carico oltre 500 migranti. Ma che potrebbe non essere l’unica cooperativa ispezionata.

Si scandaglia il business

Al centro degli approfondimenti effettuati c’è il rispetto dei bandi di gara emessi dalla prefettura, per capire se i gestori abbiano fornito (con relativo impegno economico rispettato) tutti i servizi previsti. D’altronde l’ipotesi di reato alla quale lavora il pm Chiara Monzio Compagnoni è pesantissima: truffa ai danni dello Stato. Il tutto con voci, ancora non confermate, che già a dicembre delle acquisizioni documentali siano state effettuati negli uffici della stessa prefettura di Varese. Di certo nel registro degli indagati compaiono i nomi di Roberto Garavello e Katiusha Balansino, marito e moglie, capi supremi della KB. Eppure, stando a indiscrezioni, gli indagati sarebbero una quindicina, forse di più. Tant’è che le indagini, tenute sottotraccia fino al momento degli accessi ai Cas, vanno avanti da mesi. E si tratta di una materia complessa e vischiosa, legata agli appalti, alle forniture, all’utilizzo delle somme versate a chi vinceva i bandi per gestire secondo tutti i dettami normativi la permanenza degli stranieri in zona.

Una bomba ad orologeria

Per più d’uno si tratta di una svolta annunciata nel sempre contestato universo dell’accoglienza ai profughi. Ma, al di là dell’inchiesta che seguirà il suo corso, questo terremoto giudiziario apre anche a scenari nuovi nella prosecuzione pratica dell’ospitalità. Perché la KB, il cui contratto è scaduto ma è stato prorogato almeno sino a fine marzo (pur non avendo partecipato all’ultimo bando) dal momento che non esistono alternative, si trova adesso non solo travolta dall’ennesimo polverone ma anche con il pagamento delle spettanze fermo dal settembre scorso. Nessun provvedimento di interruzione dei pagamenti è stato emesso, ma nei fatti i bonifici si sono rallentati al punto che la società sta conseguentemente respingendo le fatture. Non solo: entro la fine del mese ai profughi dovrebbe essere versato un pocket money in contanti che ammonta complessivamente a 30mila euro, ma ai rifugiati è già stato comunicato che in questa situazione ciò non avverrà. E allora, ricordando le già numerose proteste e occupazioni dei centri da parte dei migranti, è chiaro che la questione va seguita con attenzione per evitare che si trasformi in un problema di ordine pubblico.

Il futuro incerto

Ovviamente c’è pure da valutare anche come fare da fine marzo in poi. Finora KB ha sempre spiegato di non aver aderito al bando ma di non voler scaricare dall’oggi al domani il problema. Una scelta presa soprattutto perché gli ultimi appalti erano molto più esigenti e meno remunerativi, mentre con le proroghe si può continuare a svolgere l’accoglienza alle condizioni precedenti. Ma gli sviluppi della vicenda aprono scenari diversi e, limitandosi alla sola impresa diretta da Roberto Garavello, costringono tutti a tener presente che in caso di rovesci pesanti ci si troverebbe da mattina a sera con 500 stranieri senza più nessuno incaricato di seguirli.

Il ruolo dei Comuni

Fatto sta che per ora i Comuni interessati al caso restano alla finestra in attesa di sviluppi: in qualche caso (soprattutto in Valle Olona) pronti a creare gli Sprar gestiti direttamente dalle amministrazioni per sottrarsi al rapporto con le cooperative, in altri alzando le barricate per sbarazzarsi della presenza. È un atteggiamento – quest’ultimo – che riguarda i municipi a guida leghista (Gallarate in primis) ma anche Busto Arsizio, vale a dire le due realtà con più ospiti a carico.

Di certo l’esplosione dell’indagine, il suo vasto coinvolgimento, il sospetto che si allarghi fuori dallo steccato dei gestori e le conseguenze che tutto ciò avrà sull’ efficacia quotidiana dell’accoglienza, spalancano l’orizzonte verso sviluppi imprevedibili.