Busto Arsizio Super scuola al Borri: si fa sul serio

La Prealpina - 08/02/2017

La possibilità era stata esplorata un paio di anni fa, lasciandola però cadere nel nulla. Ma ora l’idea di trasformare l’ex calzaturificio Borri in una maxi-scuola d’eccellenza – nello specifico si tratterebbe della sede unica di tutti i livelli scolastici a carattere internazionale degli Istituti Olga Fiorini – torna a proporsi con forza. Il progetto risorge perché il Comune ha l’obbligo di dare un indirizzo preciso alla sua proprietà lasciata in abbandono da quindici anni, ma anche perché è l’unica strada percorribile che ha alle spalle una certa solidità finanziaria per essere realizzata, inoltre perché gli operatori privati che stanno costruendo l’adiacente supermercato Coop hanno un milione e mezzo di oneri da destinare alla valorizzazione del comparto circostante e perché – non da ultimo – si tratta di una proposta di eccellenza che avrebbe le carte per strappare contributi regionali ed europei.

Così, proprio in questi giorni, mentre gli operai corrono per edificare il supermarket (l’obiettivo è aprirlo entro Natale, con tanto di contestata rotatoria su viale della Gloria), sono frenetiche le trattative per decidere come spendere i tanti soldi che il costruttore deve versare in cambio delle concessioni edilizie.

Qualunque sarà la strada imboccata per il Borri, alla fine serviranno sui 5 milioni di euro per completare una ristrutturazione (in molti casi una demolizione con ricostruzione) che si insegue dall’inizio del secolo ma che nessuno è mai riuscito ad attuare.

Emanuele Antonelli e i suoi assessori hanno deciso di metterci la faccia, anche approfittando di quel milione e mezzo a disposizione a cui bisogna dare un’indicazione di utilizzo. Tramontata la vecchia idea di fare la casa della sicurezza, difficilmente sostenibile la proposta di crearci un nuovo municipio (operazione troppo complessa e finanziariamente sanguinosa), mai veramente considerate le altre ipotesi culturali che si sono progressivamente affacciate, ora per il Borri resta soprattutto la strada educativa. Ciò perché, appunto, esiste una realtà di ispirazione cattolica come l’Olga Fiorini che ha tante sedi sparpagliate per Busto, che deve respingere decine di richieste di iscrizione e che sogna di proporre un edificio in grado di contenere tutte le scuole aperte all’internazionalizzazione costruite nel tempo.

Ora ci sono le basi e la volontà per provare ad accarezzare un affascinante sogno, risolvendo allo stesso tempo i propri problemi organizzativi ma anche quelli del Comune, da sempre alle prese con il macigno Borri. Il cui destino è indissolubilmente legato alla collaborazione con soggetti privati. Come detto, proprio in queste ore si stanno susseguendo delle riunioni per capire come impostare il percorso. Si dovrebbe procedere con l’indizione di un concorso di idee per progetti orientati a fini educativi e alla contestuale ricerca di finanziamenti dagli enti superiori, che vadano a rimpolpare quel milione e mezzo che già c’è.

«È un progetto senza pari Pronti a metterci in gioco»

 

Se c’è un aspetto che rende l’ipotesi di una super-scuola internazionale all’ex Borri plausibile, è il fatto che alle spalle dell’iniziativa si pone un vero colosso come gli Istituti Olga Fiorini. Realtà di qualità, solida e che ha già dato prova di saper fare.

Mauro Ghisellini, direttore dell’Olga Fiorini, lei che cosa ci può dire di questo progetto?

«Si tratta di un percorso che ci interessa molto. L’unificazione di tutte le classi di eccellenza che abbiamo sparpagliate per la città, convivendo oggi oltretutto con un livello di saturazione degli spazi evidenti, è un obiettivo che ci poniamo. Già alla scorsa amministrazione feci presente la disponibilità».

Perché crede che la proposta adesso possa davvero spiccare il volo?

«Perché sarebbe una struttura davvero unica nel suo genere. Perché qualcosa al Borri s’è mosso. Perché l’operatore della Coop ne finanzierebbe una parte, esistono bandi in grado di dare un’ulteriore mano e anche noi saremmo pronti a fare la nostra parte».

Come mai in passato non è successo nulla?

«Questione di tempi stretti, di scelte politiche che hanno fissato altre priorità. Non nascondo che arrivare ai contributi era più semplice prima, quando pochi erano a conoscenza dell’opportunità. Però il progetto è bello, ci si può arrivare lo stesso».

Sta dicendo che siete pronti a riprovarci con convinzione?

«Assolutamente sì, qualche abboccamento lo abbiamo già avuto. Inoltre, con il lancio della scuola media in inglese abbiamo completato l’offerta formativa dai 3 ai 19 anni, quindi siamo più che mai interessati. Piuttosto che pagare affitti in mille posti, sarebbe utile poter arrivare a un polo unico».

Lei è anche consulente dei vari ministri all’Istruzione che si sono succeduti, conosce il mondo della scuola come pochi, davvero questo territorio è pronto per una proposta come la sua?

«Non solo è pronto, ma ne trarrebbe un indotto notevole che forse pochi immaginano. Già oggi nelle nostre classi ci sono i ragazzi le cui famiglie sono legate alla caserma Nato, all’Agusta, all’aeroporto di Malpensa, senza contare chi invece vuole dare ai propri figli un’educazione ad ampio respiro. Se decollasse, sarebbe un progetto senza pari in Italia».