Busto Arsizio Passa il bilancio stracolmo di opere «Ma la minoranza è imbarazzante»

Sono le 2.25 del mattino quando il Consiglio comunale concede il via libera al bilancio previsionale, alle aliquote delle varie tasse, ai regolamenti collegati e alle progettualità stese dalla giunta. È in piena notte che gli assessori Paola Magugliani e Max Rogora possono fare segno di vittoria e che il sindaco Emanuele Antonelli può sciogliersi in un sorriso. Non perché il conto dei voti sia mai parso in discussione (la sfida finisce con 14 favorevoli, 6 contrari e 2 astenuti) ma perché le sei ore di maratona lo caricano di stress ed amarezza. E così, se all’inizio è lui a inerpicarsi in 56 minuti di illustrazione, alla fine riduce il cumulo di domande dell’opposizione in carta straccia, senza offrire risposte: «Non ve le do – spiega rivolgendosi ai consiglieri di minoranza – perché tanto o non capite o fate finta di non capire. Molte questioni sollevate le avevamo già discusse in commissione e mi chiedo perché le facciamo se tanto tornate in aula a dire le stesse cose». E insiste: «Ascoltandovi sembra di vivere in città diverse. Certe cose che avete detto sono assurde, siete stati imbarazzanti». Antonelli, semmai, preferisce ricordare il lungo elenco di opere «che non sono ambizioni, ma fatti che stiamo facendo o che sicuramente faremo». I principali punti del suo piano dei lavori pubblici sono il sottopasso di Sant’Anna («Lo presenteremo presto, nella sua forma snella, al rione per capire se lo vogliono o se lasciar perdere per sempre»), l’imminente riqualificazione del parco Sempione, i parcheggi alle Fs, il rifacimento della via Lonate, la vittoria giuridica sul Palaghiaccio («finalmente la Pro Patria Ginnastica uscirà dalla cantina»), la trattativa aperta per risolvere i problemi in via del Ponte, poi il futuro del centro sociale di Sant’Anna in cui approderà la guardia medica, utile per «tenere lontane le troppe brutte presenze».

Dai banchi d’opposizione si prende nota, poi partono gli appunti. Nel Pd c’è Cinzia Berutti che fa le pulci sulle strategie cimiteriali «con riduzioni non eque per le varie fasce di reddito» e Massimo Brugnone che contesta «l’incapacità di attrarre finanziamenti e una Tari che non si riduce nonostante la spinta sulla tariffa puntuale». Dai 5 Stelle arrivano altre staffilate, come quando Claudia Cerini ricorda che «il core business di un bilancio dovrebbe essere il sociale, mentre non è così» o quando Luigi Genoni segnala che «si fanno un sacco di progetti nuovi ma nessuno pensa mai al riutilizzo di ciò che si abbandona, continuando a riempire sempre più la città di reti arancioni attorno ad edifici che si attende che crollino». Dalla maggioranza è Diego Cornacchia (gruppo misto) a metter pepe, annunciando «voto favorevole, ma nella speranza che il prossimo bilancio abbia meno numeri e più fatti», aprendosi anche a contestazioni sul lavoro di Agesp. La Lega (specie Paola Reguzzoni) e Forza Italia fanno la loro opera di difesa. Alla fine il centrodestra tiene botta senza problemi e la minoranza se ne torna a casa convinta di aver fatto il proprio dovere di controllo. E anche un po’ stupita dell’arrabbiatura del primo cittadino.