Busto Arsizio «Orgoglioso di un anno di lavoro Non ascolto più gli “ex” incattiviti»

La Prealpina - 05/06/2017

Il primo anno da sindaco è volato via. Emanuele Antonelli raggiunge il traguardo con un mezzo sorriso, «perché ho fatto tanto, ma avrei voluto fare di più». Intanto si è fatto le ossa («anche per quella privacy che ho dovuto sacrificare sull’altare di un ruolo così importante») e rilancia la sfida.

Antonelli, che voto si dà dopo 365 giorni da primo cittadino?

«Non tocca a me dirlo. Però credo non tocchi neanche agli ex amici incattiviti, perché fosse per loro meriterei meno di zero».

E lei invece come si giudica?

«Almeno la sufficienza me l’assegnerei. Mi sono applicato, lavoro tanto, qualcosa ho risolto».

Pensava fosse più facile fare le cose da sindaco?

«Quello no, conoscevo i problemi anche prima. Di sicuro però pensavo di arrivare più in fretta agli obiettivi. Sono certo di aver accorciato i tempi di certe procedure, ma ancora non mi basta».

Cosa le ha insegnato questo primo giro di calendario?

«Ho capito che ogni scelta che prendi piace a metà della gente e non all’altra metà. Ho però anche capito che spesso i giudizi sono basati su preconcetti, comunque sul parlare contro a prescindere dai contenuti, e questo mi dispiace molto».

Spesso sono stati degli ex amministratori a tirare le bordate più violente. Come mai?

«Perché in larga parte si tratta di gente incattivita perché è rimasta fuori e dice cose contro senza neppure crederci davvero».

Sia sincero, si tratta di attacchi che le fanno male?

«A livello personale no, perché conosco i motivi e quindi neanche rispondo. È invece brutto che chi osserva da fuori abbia un’immagine distorta delle situazioni».

Ci dice la cosa più bella che ha fatto finora da sindaco?

«Ce ne sono tante, ma le migliori le aspetto: come l’apertura della caserma dei carabinieri, l’avvio del Pgt previsto questa settimana, i lavori in via Lonate a cui nessuno credeva più. Nella mia mentalità sono traguardi che avremmo dovuto già raggiungere, ma la macchina pubblica richiede più tempo ed è già fondamentale averli impostati».

C’è invece un cruccio che non la lascia tranquillo?

«Sì, il fatto di essere arrivato in un periodo storico in cui far quadrare i conti è un’impresa. Non abbiamo soldi per niente, è brutto aver dovuto aumentare la Tari, ancor più doloroso è il caso dei rincari sui cimiteri perché, sebbene le tariffe siano ancora più basse rispetto agli altri Comuni, resta un aumento che tocca al cuore oltre che al portafoglio le persone».

Spesso i nuovi sindaci lamentano di aver perso tempo a sistemare le eredità trovate…

«Io non lo dirò mai. Ognuno fa il meglio in base alle proprie convinzioni. Chi viene dopo cambia e lo stesso accadrà dopo di me».

A proposito: resta convinto che farà un solo mandato?

«Per adesso sì. Perché questo ruolo ti assorbe, ti prosciuga, oltretutto io ho anche il mio lavoro da commercialista e i pensieri, quando sei sindaco, non ti mollano. Certo è che se alle prossime elezioni si candida uno come Brugnone, allora potrei ripensarci».

Parliamo della sua giunta, cosa si sente di dire?

«Che sono felicissimo di tutti gli assessori. Stanno facendo tanto, tutti si impegnano a fondo. Se solo li facessero lavorare più tranquilli, sarebbe ancora meglio».

Niente rimpasto allora?

«Non tocco chi si applica e si sacrifica. Non avrebbe senso».

Insomma, non cede ai partiti?

«In verità i partiti sono una delle componenti vincenti di questa avventura. Spesso sento dire che ci condizionano, in realtà le segreterie sono sempre costruttive e collaborative. Semmai sono certi “ex” che non hanno avuto il posto a cercare di farci sbandare. Chi è del settore sa perché lo fanno, mi spiace invece se qualche cittadino si facesse condizionare. Dico alla gente di farsi una propria idea, di giudicarci anche negativamente se lo ritiene corretto, ma non perché lo dice qualcuno che è solo incattivito e invidioso».