Busto Arsizio: «La città è stata resa molto attrattiva ma la sfida è impari senza posteggi»

Il settore lo conosce a menadito da sempre, ma da sei mesi – da quando presiede il Distretto del commercio – sente ancor più la responsabilità. E guardandosi attorno, Bruno Ceccuzzi vede in primis «un Natale che è stato reso ricco e attrattivo, grazie all’impegno della nostra efficientissima macchina e del Comune, cercando di rendere concreto lo slogan di quanto sia bello vivere a Busto». D’altro canto, però, «mi rendo conto che quest’anno le compere sono partite in ritardo, la speranza è che ci sia un’accelerata adesso e che le basi poste devono comunque convincere che i frutti si raccolgono tutto l’anno». Ma la vera riflessione di Ceccuzzi, quella che più lo preoccupa, va ben oltre una luminaria guasta o un’iniziativa più o meno riuscita. «Io applaudo l’ormai imminente entrata a regime della Residenza del Conte, l’interesse suscitato dai mercatini, le occasioni di intrattenimento che si susseguono, la dedizione del Comune, il fine sociale che perseguiamo impiegando in maniera dignitosa tantissimi disoccupati. Certo posso anche sollecitare l’amministrazione ad aiutarci nell’aggiornare l’occhio elettronico che conta le presenze in città, perché i dati che oggi non siamo più in grado di raccogliere potrebbero aiutare ad attrarre investitori. Ma il punto principale non è questo». Il punto, per il presidente, è che la grande distribuzione sta soffocando il piccolo commercio, anche qui. «Non voglio parlare della Coop, quello è solo l’ennesimo passo in una direzione che per anni abbiamo osteggiato e che, dopo averci circondato, adesso ci sta invadendo», dice ancora Ceccuzzi. «Il problema è la quantità di queste presenze: piccole, medie ed enormi. Sono ovunque. Trent’anni fa, in un convegno, Roberto Formigoni mi aveva assicurato che la Regione non avrebbe mai fatto una politica per favorire i centri commerciali. Invece è accaduto il contrario».

Oggi l’ultimo assalto lo porta il mega-centro di Arese, «che sta uccidendo un sacco di attività». Perché «dicono di assumere 200 persone ma fanno fallire 300 negozi e tutte le famiglie che ci lavorano. La programmazione regionale è inesistente, gli esercenti mollano, questo è il fatto. E ci si ricordi che, quando si spengono le vetrine, arriva il deserto». Difficile invertire la rotta «ma un ragionamento che spero di poter fare dopo le feste con la giunta, riguarda i posteggi. La concorrenza vive sul posto auto assicurato e gratuito. Per venire da noi bisogna perdere tempo e spendere tanti soldi di sosta. È un limite enorme. Poi il centro è bellissimo, ma il guaio nel raggiungerlo è deleterio».

«Luminarie carenti, che amarezza»

 

Fra soddisfazioni e sfide da affrontare, Bruno Ceccuzzi non nasconde la grande criticità di questo Natale: la posa e la resa delle luminarie tutte uguali in ogni rione: «Una grande idea, giusta e portata avanti con impegno sovrumano dal nostro manager Gaetano Spinola, a cui va il mio grazie», dice. Però, appunto, è da lì, cioè da guasti e ritardi, che sono arrivate tante lamentele: «Lo so, hanno ragione, ma il Distretto è la prima vittima di queste situazioni. Purtroppo finora le esperienze che abbiamo avuto con il settore delle installazioni delle luci sono state problematiche. È una questione di superficialità, di poca attenzione, non fatemi aggiungere altro. Quando ci siamo resi conto dell’emergenza, si è fatta la rincorsa ma in certi casi era ormai troppo tardi». Non gli resta che cancellare il passato («Purtroppo anche l’anno scorso, con le luci a led proiettate, non siamo stati troppo fortunati») e far dunque tesoro dell’esperienza: «Se stavolta sono mancate precisione e puntualità, adesso sappiamo che l’anno prossimo bisognerà fare diversamente. Ma l’iniziativa, che ha comunque colorato la città assieme a tutte le altre proposte in cui ci ha affiancato il Comune con la brava assessora Paola Magugliani e il sindaco Emanuele Amtonelli, resta quella valida e in futuro non si potrà che migliorare».