BUSTO ARSIZIO Il sindaco: «Non si farà più». Ciao ciao palaghiaccio Ma lo sport vincerà sul parco

La Provincia Varese - 13/02/2017

«Io non lo chiamo più “palaghiaccio”. Per me non si farà più». Parola del sindaco Emanuele Antonelli, che ieri pomeriggio è intervenuto nel tendoncino dell’oratorio di Beata Giuliana all’incontro “Dall’abbandono ad una nuova bellezza” in cui i giovani del quartiere hanno proposto la riconversione a parco pubblico dello scheletro di cemento dell’ex campus sportivo di via Minghetti. «Un palaghiaccio a Busto? È vero che è un regalo, ma purtroppo in Provincia in quel periodo la testa non ce l’avevano – ammette Antonelli – un palaghiaccio aperto su tre lati, manco fossimo al Plateau Rosa. Per me non si farà più. E lo penso da quando ho visto il progetto vincitore, troppo faraonico. Così, quando è emersa la fidejussione falsa, ci ho messo un secondo e mezzo per portare le carte in Procura». Il ricorso Ora si attende per il mese prossimo l’esito del ricorso al Tar. «Se ci daranno ragione, il rischio è che si appellino ancora, facendo passare altri mesi – spiega il sindaco – altrimenti, saremo pronti con progetti sostenibili economicamente. Non vogliamo perdere altro tempo». L’ipotesi è una mini-cittadella dello sport, con una palestra polifunzionale con le tribune, utilizzabile anche dalle società di rotellistica, al Lo scheletro del “palaghiaccio”, terra di nessuno posto del palaghiaccio, e altre strutture attorno, come il palaginnastica, il campo da rugby e lo skatepark. Difficile che ci sia spazio per l’idea messa a punto dai giovani dell’oratorio, con un progetto dell’architetto Laura Cavelli: un grande parco aperto, che sfrutti la tettoia del «palaghiaccio mai nato» e un verde riqualificato, senza aggiungere altre strutture. «Basta degrado» «Un sogno» lo definisce il coadiutore don Luca Sorce, invocando «un investimento lungimirante e accessibile» per Beata, dove «di cemento ce n’è già parecchio». «Oggi è un’area degradata e potenzialmente pericolosa – spiega Maria Luisa del comitato genitori delle scuole Puricelli – ma una riqualificazione in tono minore può essere un’opportunità». Perché i disagi non mancano, dall’«assenza di un parco per i bambini» che abitano nei palazzoni di Beata agli abusi, «ragazzini che oltrepassano la recinzione e prelievo indiscriminato di acqua dal rubinetto del cantiere, vicino alla fermata del bus», denunciati da Ines Restelli, “dirimpettaia” dello scheletro. Ma c’è anche chi sostiene la necessità di una pista da ghiaccio, come Annamaria Bertan che, da appassionata di pattinaggio, aveva «riposto aspettative, ormai spente, in questa struttura», visto che a Varese il palaghiaccio è saturo. n