Busto Arsizio Ieri gli stati generali della cultura cittadina «Per una Busto pragmatica ma sognatrice»

La Provincia Varese - 22/12/2017

«Pragmatica ma anche sognatrice: Busto è da sempre città di cultura». L’assessore alla cultura e all’identità Manuela Maffioli ha chiamato a raccolta ieri a Villa Tovaglieri gli operatori culturali della città, che ha definito «piccoli eroi e sognatori» per la passione con cui si impegnano in un settore che vive anni di crisi. Erano 44 in tutto le associazioni culturali, per oltre 60 persone presenti, che hanno risposto all’invito a partecipare agli Stati Generali della Cultura, un appuntamento che ha dato modo all’assessore di illustrare le linee guida dell’assessorato, che lavora in continuità con l’ex delegata alla cultura Paola Magugliani. «Le parole chiave sono qualità, perché Busto lo merita, e rete, sinergia, che io stessa applico sia con i miei colleghi in amministrazione che con i Comuni limitrofi, per superare confini che potrebbero penalizzare grandi progetti». Maffioli da questo punto di vista cita l’esempio virtuoso del cartellone di «B.A. Teatro, un palinsesto senza una data che si sovrappone». Perché «unire e condividere i pubblici» delle varie associazioni, «già sensibili a proposte culturali», è uno degli obiettivi di questa ricerca di sinergie, ma anche una delle principali preoccupazioni emerse nel corso degli Stati Generali, di cui «ascolto» è stata «l’altra parola chiave». Un aiuto, in termini di comunicazione, per ottenere questo scopo, arriverà con il “pulsante” del nuovo logo B.A. Cultura e Identità, messo a punto per aprire le porte (un vero e proprio «canale d’accesso» virtuale, sui siti web del Comune, delle scuole e di tutti i soggetti culturali che lo richiederanno, al portale Bustoeventi.it) della programmazione degli eventi culturali in città. «Coinvolgere i cittadini agli eventi di qualità – aggiunge l’assessore Maffioli – è la sfida di una città che, mentre si apre al futuro e all’estero con eventi internazionali come il Baff e il festival fotografico, non ha intenzione di tagliare le proprie radici. La cultura come patrimonio comune, non solo occasione di crescita e di confronto personali, ma anche fattore di sviluppo, coinvolgendo pubblico e privato in un circolo virtuoso».