Busto Arsizio Guaio fideiussione La piscina è a rischio

La Prealpina - 25/07/2017

La bomba era scoppiata a gennaio, quando in Comune era arrivata la lettera dell’Autorità nazionale Anticorruzione che segnalava di aver riscontrato irregolarità nella fideiussione allegata alla proposta di gestione della piscina Manara da parte di Sport Management. Ora quel nodo – rimasto per mesi in naftalina, spesso dipinto come una bolla di sapone – è però arrivato al pettine. E rischia di avere effetti clamorosi se non si troverà il pertugio tecnico giusto per evitare che tutto salti in aria.

Infatti, sebbene l’argomento sia blindatissimo e nessuno a Palazzo Gilardoni rilasci dichiarazioni, è certo che dallo scorso fine settimana la giunta e l’ufficio legale del municipio (ma anche i vertici della società per azioni) siano al lavoro per capire come uscire dall’inghippo. Anac, infatti, dopo aver chiesto documentazioni ulteriori sull’iter di aggiudicazione delle vasche intitolate a Marco Sartori, e dopo aver ascoltato in audizione alcuni dei protagonisti della faccenda, ha di nuovo comunicato al Comune che le irregolarità permangono nell’analisi e che quindi bisogna attivarsi per risolverle.

Che cosa significa? Ordini precisi non ne sarebbero arrivati, c’è chi continua a predicare tranquillità, ma stando a indiscrezioni starebbe crescendo il timore (specie sul fronte municipale) che l’appalto sia da congelare e la gara da rifare. Così, appunto, si sta studiando se questa sia l’unica strada percorribile o se ancora sia possibile ricucire lo strappo e presentare una fideiussione diversa ed adeguata rispetto a quella depositata e valida per un numero di anni inferiore al richiesto (cinque invece che dodici). O ancora se si riesca a far valere la correttezza di quella protocollata. Insomma, si vuole trovare il tecnicismo che eviti di dover rivoluzionare tutto se non addirittura fermare l’impianto finché non si sarà rifatto l’iter dall’inizio.

Il Comune, cercando di muoversi nell’ambito della massima legalità, sta ovviamente facendo di tutto per evitare che la situazione precipiti e l’obiettivo sarebbe quello di ipotizzare un percorso con cui si risponda alla contestazione del pool di Raffaele Cantone, trovando la maniera per far sì che la rivoluzione sia al massimo burocratica ma senza ripercussioni sull’andamento ordinario sia delle attività agonistiche (di mezzo c’è il colosso della pallanuoto presieduto da Sergio Tosi, che a Busto ha portato la serie A1, ma c’è pure il settore nuoto e quello sincro) sia dei servizi alla cittadinanza garantiti dalla convenzione in atto.

La prima opzione è che si riesca a far sì che Sport Management possa sistemare l’inghippo senza per questo doversi staccare da un impianto su cui vuole investire. Così non è da escludere che il club, presentando un ricorso che consenta di mettere in evidenza la bontà delle proprie mosse in fase d’appalto, riesca a prendere tempo per poi dare un calcio a tutte le preoccupazioni. In queste ore si sarebbe però già fatto anche un sondaggio per capire come gestire un eventuale periodo “cuscinetto”, richiamando in causa per qualche tempo Agesp, la quale però si ritrova oggi senza più il personale (appunto ceduto al privato) per mettersi di nuovo a far funzionare una struttura complessa come quella di via Manara.

La situazione, insomma, è in evoluzione. Intanto però la tensione resta altissima, perché i rischi paventati fanno paura, mentre Comune e privato – a differenza di quanto avviene nel caso del Palaghiaccio – hanno un rapporto di sostanziale e reciproca soddisfazione che non vorrebbero veder franare. Tuttavia, con l’Autorità nazionale Anticorruzione in pressing, il caso fideiussione rappresenta una minaccia reale sul futuro.

Anche al Palaghiaccio stop legato ai pasticci

 

La parola fideiussione è una iattura per gli impianti sportivi cittadini. Una documento di garanzia palesemente falso è infatti costato il blocco delle prospettive (in attesa della sentenza definitiva) per il nascente Palaghiaccio, che a Beata Giuliana si staglia indecoroso dopo anni di abbandono. Proprio la fideiussione falsa presentata dalla Vip Immobiliare (che si proclama truffata da un broker) ha infatti portato all’annullamento dell’aggiudicazione della gara d’appalto per completare e gestire la struttura. Vicenda controversa che ancora per un po’ di tempo si consumerà nelle aule dei tribunali, visto che il privato ha cercato di opporsi all’azione di annullamento fatta dal Comune in autotutela e, nonostante il verdetto negativo del Tar, ha comunque presentato un nuovo ricorso stavolta al Consiglio di Stato. Finché quest’ultimo non si esprimerà, per la giunta sarà impossibile decidere cosa fare di uno scheletro murario che nessuno vuol più che divenga un Palaghiaccio.