Busto Arsizio – «È arrivato il momento di investire nella cultura»

La Prealpina - 18/12/2022

Busto non c’è il mare, non ci sono le montagne, non ci sono neanche i laghi. E a parte i bruscitti e il risotto con la luganega non c’è neppure una grande tradizione enogastronomica, almeno per ora. Però in città c’è una vivacità culturale senza pari, che chiede solo di essere valorizzata per come merita». Parole dell’assessore alla cultura Manuela Maffioli, che ieri nella sala conferenze del Museo del tessile ha aperto gli Stati generali della cultura: sei tavoli che rappresentano una novantina di realtà culturali attive in città, e che ogni anno con il loro impegno più o meno sommerso contribuiscono a creare quella ricchezza che solo Busto può vantare.

Una ricchezza sulla quale oggi è arrivato il momento di investire, perché come ha ricordato in apertura del convegno l’assessore regionale alla Cultura Stefano Bruno Galli (nella foto in alto con Maffioli), «fare cultuira costa». Ecco quindi la necessità si promuovere una visione nuova, che possa coinvolgere maggiormente i privati. «Perché alla fine – come dice Maffioli – investendo nella cultura ci guadagneremo tutti». La strategia dei sei tavoli coordinati dal Comune è stata efficacemente riassunta nelle tre parole chiave della giornata: ripresa, territorio e turismo. Ripresa perché la cultura è uno dei settori che più ha sofferto i due anni più difficili della pandemia: teatri chiusi, spettacoli annullati, corsi congelati. Anche solo andare al cinema era diventato un sogno, ma proprio perché la cultura era stata negata la gente ne ha sentito la mancanza, riscoprendone il valore. Ecco perché Rolando Pizzoli rappresentando il Tavolo Identità ha parlato di un ritrovato interesse: «Dopo il Covid c’è più voglia di stare insieme – ha detto -, di ritrovarsi nelle tradizioni». Ora la città può ritrovarsi attorno a un piatto di bruscitti e riprendendo a pensare in grande. Non è un mistero che Busto da tempo faccia molto per la cultura: come ha detto Marco Bianchi (Tavolo Teatri), «ora che le sale sono state riaperte le offerte coprono praticamente ogni giorno dell’anno». Il tutto esaurito fatto registrare al Sociale dalla Traviata, dal Rigoletto e dal Trovatore sono un segnale importante: c’è Milano, certo, con la Scala e i tanti teatri che hanno in cartellone proposte di qualità. «Ma poi – ha ricordato Maffioli non senza una punta di orgoglio – sui maxischermi dell’aeroporto di Malpensa dopo la Scala è stato trasmesso un solo altro spettacolo, ed è stato quello che era andato in scena al Sociale». Ecco quindi come ha ricordato nel suo intervento il presidente della Camera di commercio di Varese Fabio Lunghi «la necessità di valorizzare il territorio, facendo rete per permettere alle tante realtà e festival culturali di consolidarsi e di intercettare un pubblico sempre maggiore».

Da qui la terza e ultima parole che sintetizza la strategia degli Stati generali, il turismo. Perché se è vero che mancano il mare e le montagne, l’offerta culturale di una città città dinamica è comunque un’attrattiva forte, che può competere con il capoluogo e (perché no?) anche rappresentare una valida alternativa alle proposte della metropoli. «D’altra parte – ha ricordato Maffioli – conosco gente che è venuta a Busto per vedere la Traviata, e che poi ha deciso di fermarsi in città. La cultura fa bene non solo alla crescita personale di ciascuno di noi, ma anche ai bar, ai ristoranti, ai bed&breakfast che affittano camere». Tutto sta nel crederci e cominciare a investirci insieme.