Busto Arsizio – Coop «Ci dovete 5,6 milioni di danni»

La Prealpina - 11/09/2019

L’apertura del supermercato ritardata di un anno, la mancata riqualificazione dell’ex Borri, l’assenza di iniziative per mettere in sicurezza le palazzine che si affacciano su via Castelfidardo e via Pisacane, con possibili danni per i clienti e per chiunque transiti su quel tratto stradale. La Coop chiede al Comune un risarcimento consistente, la bellezza di 5,6 milioni di euro.

Aveva ipotizzato di presentare una citazione e lo ha fatto.

Destinatari del provvedimento, avviato in via civile dal tribunale di Busto Arsizio sono il Comune, il sindaco Emanuele Antonelli, l’ex assessore all’Urbanistica Isabella Tovaglieri, la dirigente del settore Monica Brambilla e il comandante della polizia locale Claudio Vegetti.

A confermare la richiesta di risarcimento (per ora arrivata solo a Comune e primo cittadino) è Daniele Ferré, presidente di Coop Lombardia. Ma né lui né il sindaco Antonelli intendono rilasciare dichiarazioni. In municipio, però, è evidente che la vicenda non risulti particolarmente gradita. Antonelli chiarisce soltanto che, come prevede la prassi, «il Comune si difenderà attraverso l’avvocatura, mentre io e gli altri ricorreremo ai nostri avvocati, non saranno certo spesi soldi della collettività; di sicuro tutto questo farà perdere parecchio tempo». A quanto pare, oltre all’imputare ai ritardi dovuti a scelte amministrative un anno di mancati guadagni della Coop, non mancano attacchi personali al sindaco che non ha mai nascosto la propria contrarietà al progetto frutto di convenzioni siglate prima del suo arrivo a palazzo Gilardoni. La citazione conta 55 pagine, non poche, ma gli amministratori appaiono tranquilli, certi di avere fatto, come si suol dire, le cose in regola. A stabilire la linea di difesa saranno ovviamente i legali di ciascuno. Per quanto riguarda Tovaglieri, ora attiva al parlamento europeo, l’esponente della Lega precisa soltanto di non avere ancora ricevuto la citazione: «Attendo di leggerla prima di fare qualunque valutazione dal punto di vista legale e non solo».

Anche Ferré non entra nel dettaglio. Non resta che affidarsi al testo, denso di particolari, con riferimenti specifici a una dozzina di episodi. I motivi alla base della richiesta di risarcimento danni sarebbero tre. In primis, l’avere aperto con un anno di ritardo, il 24 ottobre 2018 invece del 2 novembre 2017, il tutto a causa di quello che in casa Coop chiamano «la barzelletta della rotonda», tanto contestata ma poi realizzata così come era previsto nei progetti della primavera 2016, valutati dall’allora assessore all’Urbanistica Alberto Riva, poi dimessosi dalla giunta Antonelli.

Il secondo punto riguarda lo stato dell’ex Calzaturificio Borri, che affianca quello che è stato definito “il migliore supermercato d’Italia”: il 19 luglio sono scaduti i tre anni nell’arco dei quali si sarebbe dovuta completare la sistemazione, ma il quadro è davvero pietoso e rimane sotto gli occhi di tutti. La citazione evidenzia che il Comune non ha sistemato il parco, né effettuato le pulizie ordinate da Azienda di tutela della salute e procura. E paventa il rischio che si ripresenti la situazione precedente all’intervento del gruppo Alfano.

Il terzo motivo di danno è relativo alle due palazzine di cui è stato certificato lo stato pericolate attraverso perizie giurate di cui il Comune ha preso atto già nel 2017. In particolare quella che si affaccia su via Pisacane: non sono mancate le diffide e si paventa la possibile caduta di calcinacci sulla strada su cui transitano passanti e clienti Coop.

Chi ha voluto il supermercato e lo gestisce parla di ritardo doloso nell’apertura, o comunque immotivato. A far infuriare Coop è anche la mancata indicazione di voci di spesa nel bilancio triennale relative alla sistemazione di area e palazzine.

Ciascuna delle parti in causa pare convinta di avere agito correttamente. Ora la diatriba sarà risolta in tribunale.