Busto Arsizio «Con i loro mercatinici stanno uccidendo»

La Prealpina - 11/04/2018

«Non so se lo capiscano, ma così ci stanno uccidendo». Parola di commercianti, quelli che operano nei dintorni di piazza Santa Maria, «che cercano di resistere, portano avanti negozi storici, rendono il centro vivo e sicuro, pagano i dipendenti, rispondono alle richieste di collaborazione del Comune e alla fine vengono trattati da ultima ruota del carro», dice il pasticcere Osvaldo De Tomasi, descrivendo il gruppo di esercenti («ma siamo molti di più») radunati nel suo locale per dire basta ai mercatini che prendono possesso della Ztl nei weekend.

L’ultimo esperimento, dedicato al gusto regionale francese, è l’esempio lampante di una convivenza impossibile se i prodotti sono gli stessi che hanno i punti vendita. «Ammetto – riprende De Tomasi – che stavolta erano bancarelle generalmente di buon livello. Ma proprio per questo, si sono impossessate dei clienti e li hanno tolti a noi. Non è vero che attirano pubblico e danno benefici, perché altrimenti tutti noi non ci saremmo ritrovati da venerdì a domenica con un calo medio degli incassi del 20 per cento». Il fatto è che «la gente in centro c’è già nei fine settimana, la attiriamo noi. Questi ospiti mettono un po’ di colore e assorbono la spesa. Punto». Diverso sarebbe «se facessero queste cose lunedì, martedì o mercoledì, ma se arrivano a metà mese, in un weekend di bel tempo, per noi è la fine».

Lo pensa anche Eugenio Peverelli, macellaio di lunga data, certo che «se chiudono i negozi di alimentari, il centro si svuota. Eppure non sembrano capirlo coloro che hanno in mano le scelte, così come le associazioni di categoria che non si fanno sentire». De Tomasi, in verità, è fiduciario Ascom «ma sono una voce critica, non posso incidere più di tanto. Questa vicenda, in cui si nota la gravissima presenza del logo del Distretto del commercio sulle locandine francesi, evidenzia come chi dovrebbe difenderci sta dall’altra parte».

Che poi, se fosse un’iniziativa unica, la si sopporterebbe.

«Ma dopo i formaggi transalpini, fra pochi giorni arriveranno quelli piemontesi, poi quelli emiliani, poi altri ancora», si arrabbia Matteo Frati, con la sua Casa del Formaggio alle prese con la stessa concorrenza. «Dicono sempre che la prossima volta andranno in periferia, ma io me li ricordo due anni fa in rivolta perché erano stati posizionati al Tessile…».

Toni battaglieri anche da Laura Mainini: «Io mi occupo di abbigliamento, attività così non mi toccano sulle vendite, ma vedo benissimo che stanno trasformando il centro in un bazar, a discapito di chi qui lavora e paga le tasse sempre. Hanno tolto la giostra che era bellissima, hanno lasciato morire gli antiquari. Insomma, le cose buone sono le prime ad essere trascurate. Ma le vedono le vetrine che si abbassano?». Ciò che il gruppo vorrebbe, aggiunge De Tomasi, «sono le iniziative artistiche, culturali o gli stand sportivi che sono coinvolgenti e utili. Replicare la nostra offerta significa solo rubarci la gente, occupare i parcheggi e coinvolgerci solo quando gli ambulanti devono usare la toilette». E allora la giovane Silvia De Tomasi dice: «Per chi ha un’attività sono tempi duri, noi ci proviamo e siamo aperti alle proposte. Bello che ci chiedano di tenere aperto la sera nella settimana del Baff, anche se è uno sforzo in più. Se però la strategia sugli eventi è questa, ti passa la voglia».