Busto Arsizio Centro semivuoto, io chiudo

La Prealpina - 26/11/2018

Tanti commercianti, specie in centro, sono pronti al Natale per fare affari e rimettere in ordine i conti spesso sofferenti. Non è il caso di Stefano Esposito, napoletano, titolare di un negozio di scarpe in via Roma: «Qualche giorno e chiudo, non è andata come pensavo, Busto non dà quel che promette», dice sconsolato.

Piazzetta in crisi

La sua voce è un po’ il simbolo delle difficoltà che respirano in tanti, specie su quello slargo in cui via Cardinal Tosi s’intreccia con via Roma. C’è una vetrina (ex Liu Jo) spenta da un anno, hanno mollato anche altri esercenti negli ultimi mesi, «si fa una fatica pazzesca», conferma Giovanni Scagnelli, voce storica di questa fetta di centro. Ma la storia di Esposito e del suo negozio “Otisopse” (cioè il cognome alla rovescia) è particolarmente significativa. «La mia famiglia ha 25 negozi in tutta Italia, abbiamo esperienza e non improvvisiamo, siamo in espansione, eppure questa città ha deluso le attese». Invita a guardare fuori dalle vetrine in una fredda ma soleggiata mattina di novembre: «Guardate, ci sono quattro gatti appena ti sposti da via Milano, così non può funzionare». Ed ecco che l’impresa avviata ad aprile si conclude appena otto mesi dopo.

Fra carta e realtà

Oltretutto Esposito non è arrivato a Busto per caso: «Come azienda facciamo sempre degli studi sulla città, analizzando reddito medio, propensione all’acquisto, realtà concorrenziali presenti nella zona», racconta. «Vi posso assicurare che sulla carta, quando abbiamo deciso di investire qui, c’era tutto: una popolazione mediamente ricca e una richiesta di offerta medio-alta come la nostra. Busto, sempre sulla carta, era come Lucca». Ma l’esperienza concreta ha tradito queste aspettative. «Me ne vado senza polemiche con nessuno», dice mentre inscatola la merce. «Posso solo dire al Comune e alle realtà che devono lavorare per rendere attrattivo il centro che qui c’è qualcosa che non funziona rispetto al potenziale reale della città. Potrei pensare alle difficoltà di posteggio, oppure alla mancanza di attività che facciano da richiamo specifico e quindi da traino. Di certo, esclusi i giorni classici dello shopping, per il resto i bustocchi che fanno spese in centro sono pochi rispetto a quanti potrebbero essere. Lascio a chi di dovere cercare motivi e soluzioni, consapevole che di certo non è facile».

«Lavoriamo assieme»

Come detto, comunque, è proprio lo slargo di via Tosi a trovarsi più di altri in sofferenza, seppur a pochi metri da quella piazza San Giovanni che risplende sotto le luci natalizie e ha appena accolto un nuovo negozio di abbigliamento. «Vorrei dire a chi ci amministra – spiega Giovanni Scagnelli, negoziante storico – capisca che bisogna fare qualcosa per vivacizzare tutto il centro. Non attacco nessuno perché so che ci stanno mettendo impegno, ciascuno a suo modo, quindi uso un atteggiamento costruttivo e auspico un lavoro di squadra». Per quello che riguarda il suo contesto, però, dei consigli li dà: «Servono momenti di richiamo anche in aree non centralissime, bisogna migliorare sui parcheggi modificando costi e indicazioni, ma anche ragionare sulla questione dei pass negati per ritirare la merce in negozio da parte dei clienti. E poi pure sul decoro c’è molto da fare. Spero che si sappia fare autocritica per impostare un progetto di rivisitazione del centro, perché le tante attività che chiudono per i pochi incassi e gli alti costi sono evidenti, direi sotto gli occhi di tutti».