Busto Antonelli cancella il Palaghiaccio

La Prealpina - 12/04/2017

Da oggi la sagoma che si staglia a Beata Giuliana, lungo il Sempione, non va più chiamata Palaghiaccio. Lo “ordina” il sindaco Emanuele Antonelli: «Per quello che mi riguarda – dice – io non lo voglio più fare». Visto che la struttura base esiste, che si sono spesi soldi pubblici anche per il posteggio e che ci sono altri due milioni e mezzo a bilancio per completarlo, il primo cittadino ha già in mente quale prospettiva dare all’edificio: «Commisurando necessità e risorse, dovremmo riuscire a farci venir fuori un bel palasport, magari declinandolo alla ginnastica se li convinciamo che trovare una collocazione in centro è difficile (a meno che non preferiscano spostarsi in via Ferrini) oppure destinandolo al pattinaggio a rotelle, visto che l’attuale PalaCastiglioni è troppo piccolo per ospitare gli atleti di quattro società. Magari potremmo farci due impianti adiacenti, vedremo, ma il palaghiaccio proprio no».

Ma quando Antonelli dice «vedremo», un motivo c’è. Che spiega anche il perché finora il Comune sia rimasto fermo sulla vicenda. Tutto dipende dal ricorso pendente al Tar con cui i privati hanno contestato la decisione del municipio di revocare la vincita della gara d’appalto per finire l’opera originaria e gestirla nei decenni a venire. Per il Comune la Vip Immobiliare presentò una fideiussione falsa e tanto basta per annullare il bando, per la società privata invece il danno è riparabile, visto che la contraffazione del documento la fece il broker che la emise. Tant’è che lo scorso 8 marzo le parti sono state ascoltate in udienza dai giudici del tribunale amministrativo che hanno sessanta giorni per esprimersi. «Vedremo che succede – precisa Antonelli – ma la legge pare chiara. Comunque il fatto è questo: se la sentenza darà ragione alla Vip, quindi a chi ha presentato il progetto del palaghiaccio, vorrò vedere il cantiere avviato e finito velocemente. Se, come penso, le nostre mosse saranno approvate, procederemo con le valutazioni per sistemare l’area in maniera consona, identificando la destinazione sportiva che le si vorrà dare, cambiandola radicalmente».

Nell’attesa, però, spunta anche un timore. Ovvero che, qualunque sarà il verdetto del Tar, il perdente farà ricorso prolungando i tempi della decisione. «Non ci resta che aspettare – chiosa Antonelli – ma do la mia parola che, qualunque sarà l’esito di questa vicenda, quell’area la sistemo. In quello stato non la si può certo lasciare».