Bussetti La scuola del cambiamento

La Prealpina - 07/01/2019

Pachiderma, palude, pozzo dei desideri. Le definizioni dAte negli tultimi tempi alla scuola italiana sono diverse, e molto spesso negative. Come se niente riuscisse a migliorare una immagine deteriorata. Ma che novità ha portato il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti in sei mesi di lavoro?

Iniziamo dal suo ultimo invito: meno compiti per le vacanze. L’opione pubblica s’è divisa.

Rimane convinto della scelta?

«La mia è stata una semplice sollecitazione, credo di buon senso. Ho letto moltissimi commenti di dirigenti, genitori e insegnanti che hanno condiviso lo spirito della mia iniziativa. Non ho mai chiesto di non dare i compiti per le feste. Sono molto rispettoso dell’autonomia scolastica. Era un invito a riflettere sulla possibilità di alleggerire il carico, lasciando ai ragazzi l’opportunità di dedicarsi anche ad altre attività, per esempio lo sport o letture diverse da quelle scolastiche, e di stare con le loro famiglie. Non credo che sia un tema su cui dividersi, ma su cui riflettere».

Qualche cifra fornita dall’Ufficio scolastico territoriale di Varese: i contratti a tempo determinato sono 2487, il 25 per cento di tutte le cattedre, di cui 145 nella scuola dell’infanzia, 736 nella primaria, 792 nella secondaria di primo grado, 814 in quella di secondo grado; 26 i dirigenti a reggenza (solo il 50 per cento degli istituti ha presidi “interi”). Come cambiare, anche tenendo conto che i docenti sotto i 40 anni sono appena il 10 per cento del totale?

«Sicuramente cambierà da settembre il fatto che stiamo anticipando tutte le procedure per l’avvio dell’anno scolastico, a partire dalle iscrizioni, che si faranno dal 7 gennaio. Ciò consentirà di chiudere già entro fine luglio le procedure di assegnazione di posti a tempo indeterminato e delle supplenze lunghe. Sarebbe la prima volta. Abbiamo stipulato il contratto sulla mobilità, stiamo accelerando il concorso per dirigenti scolastici, che abbiamo semplificato per fare in modo che già dal prossimo settembre i nuovi presidi siano a scuola. Dobbiamo chiudere con il capitolo emergenziale delle reggenze. Stiamo procedendo spediti».

Nuova Maturità. Scompare la terza prova, la più temuta, poco si sa sulla prima prova al Classico e la seconda allo Scientifico, levata di scudi sulla cancellazione del tema di storia…

«Mi permetta una piccola correzione: credo che il quadro sia chiaro e che le informazioni ormai siano abbastanza precise. Già all’inizio dell’anno scolastico, pur essendo arrivati da pochi mesi e avendo ereditato la riforma della Maturità da chi ci ha preceduti, siamo intervenuti con una circolare che ha dato le prime indicazioni a scuole e studenti. Soprattutto in merito alla prima prova. Abbiamo dato ulteriori chiarimenti e stiamo accompagnando ragazzi, docenti e scuole nel percorso di avvicinamento all’esame con la pubblicazione anche di alcune simulazioni di prova. C’è un impegno costante del ministero. Quanto alla polemica sul tema storico, sono intervenuto più volte specificando che la storia è una materia importantissima, ne siamo consapevoli e potrà attraversare tutte le tracce della prima prova e non più solo quella dedicata».

Il governo preme per l’ora settimanale di educazione civica: è sufficiente ad insegnare i principi della civile convivenza? Ciò non comporterà problemi orari?

«Nessun problema: l’insegnamento rientrerà nel quadro attuale, senza ore aggiunte. Appena sarà presentata la proposta di legge tutto questo sarà molto chiaro. Ciò che cambierà è che ci dovrà essere comunque un’ora dedicata all’interno dell’orario generale. Questo per dare la giusta rilevanza ai temi che saranno toccati: Costituzione, questioni ambientali, contrasto al bullismo. Sono estremamente convinto che si debba tornare ad avere un’ora di civica: la ricaduta sui comportamenti in termini di cittadinanza attiva non potrà che essere positiva».

Nel ddl sull’autonomia, da presentare ai presidenti di Regione entro metà febbraio, si parla di trasferimento della gestione e del personale scolastico. In pratica che cosa cambierà?

«Sono proposte che ancora si stanno elaborando e delle quali sarà giusto parlare quando tutti i contenuti saranno stati predisposti nel dettaglio. Dall’autonomia differenziata delle Regioni, che era prevista fin dalla riforma costituzionale del 2001 e fino ad oggi non è mai stata applicata, dobbiamo cercare di trarre sicuramente il massimo beneficio possibile per i territori che ne usufruiranno. Naturalmente senza creare sbilanciamenti eccessivi con le altre regioni o, nel caso dell’istruzione, determinare impatti negativi sul sistema nazionale. Ma credo che potremmo lavorare bene con i governatori per raggiungere questo obiettivo, ne sono certo».

Cos’è rimasto della Buona Scuola di Renzi?

«Siamo decisamente oltre la “Buona Scuola”. Abbiamo un nostro programma di governo e lo stiamo seguendo. Siamo intervenuti subito, appena mi sono insediato, per eliminare la chiamata diretta degli insegnanti, un meccanismo che ha funzionato poco e creato solo disagi all’organizzazione scolastica. Con la manovra di bilancio abbiamo rimodulato l’alternanza scuola lavoro. Era scritto nel nostro programma: abbiamo mantenuto una promessa fatta alle scuole, alle famiglie, ai ragazzi. Gli obiettivi dell’alternanza sono importanti, ma devono restare legati alla didattica, non essere apprendistato occulto. Ci lavoreremo anche con le associazioni studentesche per riscrivere le linee guida sull’alternanza. Abbiamo cominciato un percorso al ministero, lo porteremo avanti in fretta, nell’ottica di una sempre maggiore qualità che deve prevalere sulla corsa al completamento delle ore determinata dalla cosiddetta “Buona Scuola”. Per il 2019 daremo poi priorità al tema del sostegno e al rilancio dello sport nella scuola primaria. Avvieremo nuovi concorsi e proseguiremo nell’obiettivo di mettere ordine in un sistema che negli ultimi 20 anni ha vissuto di continue stratificazioni. Dobbiamo semplificare le regole e la burocrazia, mettendo al centro i nostri ragazzi».