Bufera sull’a e ro s p a z i o

La Prealpina - 24/03/2020

– Bisogna chiudere le fabbriche. Sono giorni che Cgil, Cisl e Uil della provincia di Varese invocano il “tutti a casa” anche sul fronte produttivo. E invece, nonostante il decreto del governo e l’ordinanza della Regione, proprio la provincia di Varese si trova al centro di un vortice inaspettato. Al centro della bufera ci sono le aziende del sistema produttivo aerospaziale e della Difesa. Insomma, quelle che hanno contribuito nella storia a trasformare il Varesotto nella provincia con le ali e che ora rischiano di diventare una polveriera di protesta e malcontento. Nel decreto firmato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte, infatti, c’è un punto preciso che riguarda il settore. Alla lettera “H” si legge che possono proseguire la produzione «le attività di aerospazio e difesa nonchè le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale previa autorizzazione dei Prefetti della provincia dove sono le attività produttive». Tanto è bastato per far sì che ieri Leonardo aprisse i suoi quattro siti produttivi in provincia e i sindacati dichiarassero lo stato di agitazione, tramutatosi poi in sciopero generale del settore fissato per domani. Del resto, consentire alle aziende del settore di continuare a produrre, significherebbe tenere aperte, in Lombardia, circa 200 aziende che danno lavoro a circa 16mila persone. Numeri che sono ben lontani dalla strategia di isolamento che fin qui si è rivelata come unica arma contro l’emergenza sanitaria. Sta di fatto che ieri a Cascina Costa, negli hangar della Divisione elicotteri, è stata una giornata carica di tensione. In verità nel parcheggio aziendale c’erano al massimo un centinaio di auto, a fronte dei 2500 dipendenti, ma era necessario capire le prossime mosse di Leonardo. «Abbiamo avuto un incontro con l’azienda – spiegano Fabio Quadrelli (Fim), Fabio De Rosa (Uilm) e Anrea Besani (Fiom) – e abbiamo chiesto chiusure collettive fino al 3 aprile. Abbiamo proposto di utilizzare giorni di festività che cadono di sabato e il santo patrono, oltre ai permessi e alla banca ore. Possiamo accettare che venga mantenuta l’attività di manutenzione con un numero esiguo di lavoratori, ma non la produzione al completo. L’azienda deve rendersi conto che in Lombardia la situazione è ben diversa da quella del Lazio. La sicurezza delle persone viene prima di tutto». L’azienda, però, in serata ha fatto sapere con una nota ufficiale che la produzione continua, pur impegnandosi a garantire la massima sicurezza ai lavoratori. Ora la speranza dei sindacati è riposta anche nel prefetto Enrico Ricci. Ieri i segretari provinciali di Fiom, Fim e Uilm hanno indirizzato al rappresentante del governo una lettera ufficiale, ribadendo le loro richieste di sicurezza per i lavoratori. Intanto oggi i dipendenti utilizzeranno ferie e permessi e domani sciopereranno. Per i prossimi giorni si prevede battaglia.