Buco in Provincia, mare di carta

La Prealpina - 07/07/2017

La Procura ha chiesto di sentire solo tre testimoni: due finanzieri che si occuparono delle indagini e il presidente della Provincia Gunnar Vincenzi. Ma la scelta è sorprendente solo all’apparenza, dato che in effetti sono di carta le fondamenta del processo sul maxi buco da quasi 35 milioni di euro nei conti dell’ente che ha sede a Villa Recalcati, maxi buco che secondo Procura e Gdf sarebbe stato generato nel 2012 dalle scelte dolosamente sbagliate di quattro soggetti (non politici) che sono oggi imputati. E di carta da leggere e analizzare con attenzione, anche attraverso gli interventi di vari consulenti, ce ne sarà in abbondanza. Basti dire che ieri i difensori di Michele Colombo, l’unico funzionario della Provincia sotto processo (in quanto dirigente del settore Finanze e Bilancio, mentre gli altri tre imputati sono revisori dei conti), gli avvocati Sergio Martelli e Nicoletta Gabardini, hanno prodotto al Tribunale collegiale presieduto da Anna Azzena (a latere Valentina Maderna e Stefano Colombo) la bellezza di mille pagine di documenti. I testi inizieranno ad essere sentiti l’11 gennaio del prossimo anno, e si può anche ipotizzare che in questa vicenda complicata, e davvero difficile da comprendere per chi non fa il contabile, i giudici finiscano per assegnare l’incarico di fare chiarezza a uno specialista appositamente nominato.

Gli imputati del processo devono rispondere a vario titolo dei reati di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e abuso d’ufficio. E la “voragine”, come si ricorderà, era stata denunciata nel 2015 appunto dal nuovo presidente di centrosinistra della Provincia Gunnar Vincenzi, che senza mezzi termini aveva accusato la gestione precedente dell’ente, di diverso colore politico. Gli accertamenti, ordinati alla Gdf dal sostituto procuratore Massimo Politi, si erano però conclusi appunto con la richiesta di rinvio a giudizio di parte dell’apparato tecnico di Villa Recalcati e non dei politici, con i “tecnici” che avrebbe agito dolosamente in totale autonomia e senza alcuna responsabilità penale ipotizzata a carico dei referenti politici di centrodestra (sostanzialmente la questione ruota intorno all’ipotesi che siano state sovrastimate alcune entrate tributarie, come quelle relative a “bollo auto regionale”, “imposta assicurazione veicoli a motore” e “imposta provinciale per le trascrizioni al Pra”).

Questione complessa? Certamente, al punto che c’è chi sostiene che il “buco” in effetti non ci sarebbe stato: si tratterebbe solo di una questione contabile, che alla fine non ha prodotto danni per la Provincia, voci in rosso nei conti e nemmeno “vittime di mancati pagamenti. Gli imputati avrebbero agito come hanno agito per evitare sforamenti del patto di stabilità, e quindi per impedire uno stop all’ente, ed è da chiarire se davvero in questo modo i politici percepirono indennità che non avrebbero dovuto percepire, come sostiene la Provincia di oggi, che è parte civile nel processo e chiede un risarcimento di 200.000 euro.