Brunini: «Siamo delusi dal Pnrr»

La Prealpina - 11/06/2021

La Prealpina insiste tanto su e con Malpensa perché l’aeroporto tra Varese e Milano, direttamente e indirettamente,
è il più grande datore di lavoro della zona e può essere un volano per la ripartenza post Covid non soltanto per la Provincia, non soltanto per la Regione, ma per l’intero Nord Italia, senz’altro in fatto di trasporto merci, cioè i cargo in forte espansione anche grazie agli acquisti on line, ma non solo.

Eppure Malpensa è da anni fuori dai radar della fu Alitalia, presto Ita, ed è stata dimenticata anche dal Pnrr, il Piano
nazionale di ripresa e resilienza.

Abbiamo deciso di sentire il ceo di Sea, Armando Brunini, alla guida della società dal 2019, per capire i punti di
forza e di debolezza, e che cosa può aiutare il futuro dell’importante scalo.

«Intanto – dice Brunini – l’anno d’oro di Malpensa è stato il 2019, quando abbiamo raggiunto l’apice e abbiamo dimostrato la capacità di esistere e di svilupparci, e di recuperare la stessa posizione che avevamo quando eravamo hub di una compagnia di bandiera».

E prima del Covid, tutto ciò com’era stato possibile?
«Grazie alla politica di diversificazione tra segmenti di mercato – business, turismo e merci – e tra compagnie – tradizionali, low cost», spiega Brunini, che ricorda con un che di fierezza anche la capacità di svolgere, sempre nel 2019, un servizio per la collettività, sostituendo per tre mesi l’aeroporto “fratello minore”, la definizione è dello stesso Brunini, quello di Linate, chiuso per lavori.

Poi è arrivata la pandemia, «proprio quando avevamo appena dimostrato che i due aeroporti potevano coesistere».

E ora? «Dobbiamo ri-intercettare quella curva, sapendo che i tempi della ripartenza non saranno brevissimi, ma sapendo anche che ormai Alitalia impatta poco, già non c’era più prima».

Partendo da quali punti di forza?
«Siamo la base delle tre principali compagnie low cost in crescita – EasyJet, RyanAir e Wizzair – e siamo convinti che appena le restrizioni lo permetteranno i voli low cost, quelli per ragioni di visita alle famiglie e di vacanze, saranno i primi a ripartire con slancio e continuità», mentre l’impatto dello smart working e delle riunioni in digitale sarà strutturale sui voli business. L’altra sfida è certamente più complessa, «eh, sì, ed è quella di attrarre compagnie
aree con voli intercontinentali. Perché Malpensa è la porta verso il mondo del Nord Italia. E su questo fronte Milano è un punto di forza».

Malpensa, spiega Brunini, è un «centro produttivo» in provincia di Varese, ma esporta il suo prodotto in tutto il mondo anche e soprattutto grazie a Milano. «Abbiamo puntato sui voli Covid tested proprio per tenere in vita il filo della connettività intercontinentale, vedi New York, Dubai, e ora insisteremo per allargare questi strumenti in attesa che passi la pandemia o sia definito almeno a livello europeo il regolamento dei pass».

Il Pnrr, però, da questo punto di vista non vi aiuta, anzi, vi ha dimenticato. Come mai?

«Siamo profondamente delusi. Non tanto per Malpensa, ma per il sistema degli aeroporti in generale. Perché noi abbiamo i progetti pronti e abbiamo dimostrato di saperli sempre attuare, proprio sui temi principali del Pnrr: innovazione, sostenibilità, digitalizzazione. Faccio solo due esempi: l’elettrificazione dei mezzi a terra, l’efficientamento anche ambientale degli impianti».

Solo Sea, spiega Brunini, ha «300 milioni di euro di progetti pronti, dunque siamo delusi perché ci è sembrata un’incoerenza e un’occasione perduta: da un lato c’è una forte pressione per avere aeroporti eco-sostenibili, ma dall’altro a noi che ci siamo sempre autofinanziati negli investimenti negano le risorse ora che il Covid ce ne ha portate via molte».

Inoltre, uno dei rischi del Pnrr è proprio quello di non trovare progetti o soggetti capaci di attuarli «e noi, gli aeroporti, abbiamo sempre dimostrato di essere efficienti in questo campo». Ma niente lamentazioni, «prendiamo atto, il ministro Enrico Giovannini ha parlato di altre risorse, e comunque ce le cercheremo noi, magari in Europa».

I progetti per 300 milioni di investimenti erano previsti entro il 2026?
«Vorrà dire che riprogrammeremo i tempi, ma li vogliamo fare lo stesso, partendo dall’elettrificazione di tutti i mezzi a terra entro due, tre anni».

Malpensa ha anche goduto del boom del trasporto cargo, «che ci ha stupiti nelle dimensioni, ma già nel piano industriale pre Covid si diceva proprio che bisognava puntare sul trasporto merci. Anche se questo è un business dalla marginalità minore, noi ci crediamo molto perché ha un forte impatto sul territorio, a supporto della competitività delle imprese. E per questo chiediamo al territorio di crederci e di favorirlo. Anche perché sul mercato dei cargo dovremo
per forza ingrandirci, visto che non siamo lontani dalla saturazione».

Dunque il Masterplan 2035 e la relativa crescita prevista non sono in discussione, anche se, «certo, era fatto su previsioni di crescita pre Covid: tutto slitterà avanti nel tempo, ma gli obiettivi restano validi dal punto di vista strategico. Servono però regole semplici e uniformi a livello europeo per chi viaggia, l’allentamento delle restrizioni per tutti. E una regolamentazione chiara per Linate, visto che impatta anche su Malpensa».

In che senso? «I due aeroporti possono convivere laddove hanno due chiare, diverse specializzazioni, ma il decreto Linate non è rispettato al 100 per cento. Si potrebbero fare solo voli punto-punto e invece si continuano
a effettuare transiti verso altri scali con destinazioni intercontinentali, sottraendo traffico a Malpensa».

Che cosa può fare la provincia per lo scalo?

«Sul tema non c’è sempre compattezza tra gli enti locali. Per esempio, dovrebbero tutti favorire lo shift, il trasferimento, sul treno. E lo dico anche se nel breve per noi è controproducente, visto che vendiamo anche parcheggi. La sostenibilità è fondamentale per la competitività e il 60 per cento dell’inquinamento attorno a Malpensa
deriva dagli autoveicoli, non dai velivoli. Più ferro è la via. E infine bisognerebbe creare nuovi ‘attrattori’, le faccio il piccolo esempio di Volandia (di cui Sea è socia, ndr). Ci sono i laghi, certo, oltre a Milano, ma non sarebbe male trovare altri, nuovi attrattori che portino bene al territorio, perché così qualcuno si ferma. Non voglio portare l’esempio macro
di Dubai, ma insomma inventare attrattori fa bene a tutti».