Brinzio – Pista da fondo in vista delle Olimpiadi

La Prealpina - 16/06/2020

Un paese da 800 anime dove ci si conosce tutti e nel quale i sindaci si chiamano Vanini o Piccinelli, come nel caso del primo cittadino attuale, Roberto, 73 anni, sindaco per 3 mandati dal ‘90 al 2004 e che dall’anno scorso ha riottenuto la fiducia dei brinziesi per l’attaccamento a questa terra a metà tra il capoluogo e la Valcuvia. «Con Varese condividiamo, nell’80 per cento dei casi, il lavoro e anche per esempio l’assistenza sanitaria, con la Valcuvia, di cui siamo il primo paese, l’identità culturale e storica, quella che ci vede all’interno della Comunità Montana Valli del Verbano – spiega conciso Piccinelli – Ma siamo molto campanilistici, vogliamo preservarci il più possibile autonomi: d’altronde è questo l’unico modo, secondo me, per rilanciare una realtà come la nostra». Va in questa direzione, sicuramente, il tema della riunione di maggioranza di ieri sera, che se non fosse per la pragmaticità con cui il primo cittadino illustra le caratteristiche sembrerebbe

quasi un sogno ad occhi aperti. Invece no: «Lo vede quello? – dice indicando dalla finestra del suo ufficio in Comune il versante nord del Campo dei Fiori – E’ sempre nostro territorio e lì sotto passa la pista da fondo che c’è da anni, ma che con un project financing con il Centro Fondo Varese che la gestirà e la nostra pro loco contiamo di aprire anche quando le temperature non sono rigidissime, con attrezzature adeguate per l’innevamento artificiale, prolungando la stagione». L’illuminazione c’è già, la lunghezza attuale dell’anello sfiora il chilometro e mezzo, ma il progetto ambizioso potrebbe attuarsi su 5 chilometri tra prati e boschi. Anche acqua e corrente sono già in dotazione al Comune, altri terreni, privati, potrebbero essere acquisiti grazie a ipotesi di accordo. «Una volta realizzata, la struttura potrà nascere senza che il Comune ci metta dei soldi – spiega – L’importante è che sia pronta per le Olimpiadi del 2026, ma io spererei per il 2022, magari. Sarebbe un volano non da poco per l’economia di questa zona: se per andare da Milano sulle piste della Valtellina ci vogliono un paio d’ore, per arrivare qui bastano 45 minuti». Idee chiare: come quelle che puntano sulla tradizione e la storia, che vedono il piccolo Comune quale “laboratorio” della vita che fu anche solo una cinquantina d’anni fa. Lo dimostra il museo della Cultura Rurale Prealpina, che c’è in paese e riapre il 20 giugno, sabato. Rientra nel recupero del centro storico avvenuto una quindicina d’anni fa, proseguito con il pgt che vieta costruzioni nuove, incentivando invece le ristrutturazioni dell’esistente. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il paese, curato, ha una propria realtà specifica, perché non ha ceduto all’espansione edilizia. E se nel museo si può dare un’occhiata all’attività del maniscalco, tipicamente brinziese perché faceva le “calzature” per i buoi che trasportavano la legna a valle dal versante della montagna, si pensa al futuro allestendo la bottega del falegname. «La apriremo appena possibile su via Roma, questa bottega – assicura – Piccinelli – C’è un finestrone in legno che diventerà vetrata dalla quale osservare anche qui gli attrezzi del mestiere, come per il maniscalco». Molto probabilmente ci sarà in mostra il “cadregun”, l’antenato del girello che serve anche ai bimbi di oggi per imparare a camminare, concludendo così un giro fra tradizione e storia che prende le mosse da piazza Galvaligi in centro paese. All’esterno del museo si nota la “grà”, il graticcio su cui, fino ai Settanta del secolo scorso, si essiccavano le castagne al fumo di legna: cibo imprescindibile nell’economia di valle. Perchè, ricorda il sindaco, “Noi qui venivamo grandi a castagne”.