Brindisi con l’amaretto

La Prealpina - 04/11/2016

L’auto arriva, si apre la portiera e lui scende, sorridente, allacciandosi la giacca: sono le 12.40 quando il premier Matteo Renziinizia la sua visita a Saronno entrando nella Illva, sicuramente l’azienda privata più importante di tutto il Saronnese: ad attenderlo ci sono gli imprenditori Augusto e Luciana Reina , con cui c’è un caloroso saluto. Poi il presidente del Consiglio lancia un nuovo sorriso a operatori e fotografi quando arriva la domanda: «Oggi lei visiterà tre gioielli produttivi del Varesotto, ma ci sono tanti imprenditori in difficoltà che hanno chiuso o rischiano di chiudere. Cosa dice loro?». A loro Renzi non dice: gira i tacchi ed entra nella sede di via Archimede. Non è giornata da cattivi pensieri dopo essersi dovuto confrontare con il disastro del terremoto e i mille problemi che ne derivano, con Alfano che discute del rinvio del referendum et similia. Il presidente del Consiglio vuole vedere il lato bello della medaglia: aziende leader a livello planetario dei rispettivi settori, imprenditori felici di riceverlo, impiegati e operai senza problemi di stipendio che fanno a gara a scattarsi selfie e foto con lui, che si presta, eccome.

Alla Illva è servito l’aperitivo: Renzi non lo disdegna e accetta di fare salotto: parla di temi importanti, ma non con piglio istituzionale. Non parla, invece, di referendum, Brexit, postumi della crisi. Venti minuti di pit-stop, poi lo spostamento alla Tci dell’onorevole Gianfranco Librandi, a non più di un chilometro. Congestionato di traffico, anche per le notevoli misure di sicurezza prese e rivelatesi fortunatamente del tutto inutili: nessuno ha contestato o peggio.

Nel tempio dell’illuminazione a led Renzi si ferma un po’ di più: come da tradizione la Tci offre il pranzo, non prima di una visita alla zona produttiva e alla foresteria, che hanno già visto passare di lì lo scenziato Antonino Zichichi, il giornalista Magdi Allam, il responsabile della sala stampa vaticana del pontificato di Giovanni Paolo II, Joaquin Navarro Valls, il golden boy Gianni Rivera, oltre, naturalmente, all’ex premier Silvio Berlusconi. Tutti sono arrivati in via Parma per passare dal centro congressi dell’associazione culturale Satelios. Anche Renzi passa di lì, e lì incontra tutte le dipendenti della sede saronnese dell’azienda. «Qui ci vorrebbero le quote azzurre» dice ridendo. Foto, selfie e discorso sulla bellezza di lavorare in un’azienda che funziona si ripetono. Sottolineata l’importanza dell’innovazione, che permette a piccole e medie aziende italiane di essere leader nel mondo, arriva il rompete le righe. Poi, mentre le operaie e le impiegate tornano al loro lavoro, Renzi va a pranzo: al suo tavolo siedono il padrone di casa Librandi, Alberto Bombassei, Lara Comi, Daniele Marantelli, Angelo Senaldi, Alessandro Alfieri, Davide Galimberti e Maria Chiara Gadda: tanti dei nomi che contano delle politica varesina. Ne nasce una promessa, che l’onorevole Comi riferisce ai giornalisti: Librandi si farà carico del nuovo impianto di illuminazione della basilica di San Benedetto a Norcia, quando sarà ricostruita. Impossibile per l’europarlamentare non comunicare subito una notizia che riguarda il santo patrono d’Europa. Per il resto, però, Comi se la cava con una battuta: «Di quel che abbiamo parlato a tavola non dico nulla, chiedetelo ai portavoce del presidente Renzi. Io al massimo potrei fare la portavoce del presidente Berlusconi».

Il clima, insomma, è distesissimo, ben lontano dai confronti a muso duro della campagna elettorale, e quasi che la questione referendum non interessi. Ma i momenti felici durano poco e l’auto blu del presidente del Consiglio ha il motore e le luci accesi da più di un’ora: alle 14.05 si rimette in moto e fa rotta su Gallarate.

«Fateci usare i nostri soldi per la sicurezza»

 

«Renzi, facci usare i nostri soldi per la sicurezza»: il sindaco leghista della città del Santuario, Alessandro Fagioli, fra un sorriso di circostanza e una stretta di mano, durante il tour dello stabilmento del Disaronno una mezza frase con il presidente del Consiglio se l’è lasciata scappare.

Si è presentato con la fascia tricolore, alla quale è piuttosto allergico, tanto che in un anno e qualche mese è solo la seconda volta che la indossa: la prima era il giorno del giuramento. «Ma è stato un dovere dettato dal protocollo» chiosa lui. Dunque, un Fagioli ligio agli obblighi del suo ruolo ma anche deciso a rimarcare un argomento che gli è particolarmente caro.

Ha sempre tenuto a sè la delega alla Sicurezza e proprio sul tema della sicurezza si è soffermato con il premier, chiedendogli: «Che almeno si svincolino le spese del “pacchetto sicurezza” dai vincoli di bilancio». E a margine dell’appuntamento mattutino alla Illva di via Archimede, il primo cittadino saronnese è entrato più nel dettaglio: «Il fatto è che lo Stato già si prende tutto, non ci restituisce più niente; i bilanci comunali stanno in piedi solo grazie alla tassazione diretta nei confronti dei cittadini, che almeno ci liberino i fondi per assicurare alla gente quello che chiede in tema sicurezza, perchè così siamo costretti a fare i salti mortali, e anche di più: così non si può andare avanti».

Sulla fascia tricolore, che non ama esibire e che, assicura, è già tornata nel cassetto, Fagioli tiene a chiarire: «L’ho sempre detto, l’avrei indossata solo per precise esigenze di protocollo, e questa era una di esse». Infine, in tema economico: «A Matteo Renzi ho chiesto anche di trovare il sistema per tenere le nostre aziende sane sul territorio e di riequilibrare la concorrenza che viene dall’estero, per salvare i nostri posti di lavoro».

Per le risposte, quelle concrete, bisognerà aspettare.