Brianza: «Strade e ferrovie nel Patto per la Lombardia»

Francesca Brianza, varesina, assessore regionale con deleghe che spaziano dal Post Expo al Reddito di autonomia, dall’Inclusione sociale ai Rapporti con la Svizzera. Assessore, il Cipe ha confermato la pubblica utilità per Pedemontana. Una buona notizia.

«Certo, il Cipe ha riconfermato che la Pedemontana è un’opera strategica per il nostro territorio. Notizia attesa, data l’importanza che il Patto per la Lombardia assegna al sistema viabilistico regionale. Soltanto per la rete di Pedemontana, nel Patto ci sono quasi tre miliardi di euro».

Soldi però insufficienti per terminare la nuova autostrada.

«D’accordo, ma dal momento che quest’opera è considerata strategica per il territorio, significa che otterrà la massima attenzione da parte delle istituzioni. Sarà portata a termine nella sua interezza».

Il Patto per la Lombardia offre parecchia attenzione al Varesotto. Soltanto un caso?

«Diciamo che è un’attenzione che dà respiro alla nostra provincia. Pensiamo a Malpensa e alla sua centralità nello sviluppo del territorio. L’aeroporto è un punto nevralgico. Per questo verranno ampliati i collegamenti su gomma e su ferro. Per esempio la bretella ferroviaria dalla brughiera fino a Gallarate, altro intervento contenuto nel Patto. Una manciata di chilometri di estrema importanza per le ricadute che avrà sulla rete ferroviaria nel suo complesso, a cominciare dal collegamento con le linee verso l’Europa, fino ai benefici per i pendolari. Per i quali sono allo studio altri progetti».

Con l’ampliamento della Gallarate-Rho?

«Certo, con l’incremento delle capacità di traffico a vantaggio di chi prende il treno tutti i giorni».

Intervento attorno al quale ci sono pesanti resistenze. Come si arriverà alla condivisione del progetto?

«Con il coinvolgimento dei territori, come la Regione sta facendo. Per questo e per altre iniziative. Vero, il Patto è stato definito dal governatore Roberto Maroni e dall’ex premier Matteo Renzi. Ma si stanno tenendo tavoli di confronto con i sindaci per renderli partecipi».

Come la depurazione dei laghi prealpini?

«Non c’è dubbio. A noi stanno a cuore il lago di Varese e il Ceresio. Questioni annose, tanto più che dalla parte svizzera, per quanto riguarda il Ceresio, ci vengono mosse contestazioni. Grazie al Patto riusciremo a risolvere molti dei problemi di natura ambientale».

Davide Galimberti, primo cittadino di Varese, sostiene che la sua città guarda con interesse a quanto succede con il Post Expo. In altri termini, intravede ritorni positivi. Assessore, che ne dice?

«Sempre il Patto riserva fondi per il sito espositivo destinati al Campus universitario e a Human technopole. L’iter è avviato, fugando così ansie e paure: il Post Expo è tutt’altro che un’ipotesi».

E le aspettative di Galimberti?

«Già con Expo i territori hanno potuto sfruttare le tante occasioni. Ora il nostro impegno riguarda il rilancio dell’area. La Regione è però l’unico ente che ha sinora messo sul tavolo 50 milioni di euro. Arexpo, la società incaricata di gestire l’intera partita, ha già presentato il bando per l’intervento complessivo su tutta l’area. Si tratta di un progetto con contenuti innovativi, che avrà ricadute positive in termini occupazionali per l’intera Lombardia. Aspettiamo Galimberti per discutere con lui quello che potrà essere il ruolo di Varese».