Brexit e Aeronautica Le contromosse messe in pista

Brexit, le compagnie aeree studiano le contromosse ma temono i rischi del “No Deal”: «Sarebbe un disastro per l’economia del Regno Unito, i britannici voleranno meno». Così David O’Brien, Chief Commercial Officer di Ryanair, sintetizza lo stato d’animo che serpeggia tra gli operatori del trasporto aereo rispetto all’eventualità di una “Hard Brexit”, un’uscita senza accordo della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Le compagnie hanno già messo in campo tutte le necessarie contromosse: se easyJet, vettore numero uno a Malpensa, ha creato un ramo d’azienda ad hoc in Austria proprio per evitare ogni rischio sull’operatività nel Vecchio Continente, gli altri vettori low cost che servono il Regno Unito si sono affrettati a richiedere l’Air Operating Certificate in Gran Bretagna per avere la garanzia di poter operare sugli scali britannici anche dopo l’uscita dall’Unione Europea. Ma i timori di ripercussioni rimangono presenti. «Siamo pronti ad affrontare una Brexit senza accordo» così il chairman di easyJet John Barton ha rassicurato gli azionisti, confermando che la compagnia è pronta e «focalizzata sui rischi di un no-deal» tra Ue e Uk. Il rischio di un mancato accordo scuote anche Ryanair: «Speriamo che l’impatto non sia drammatico, anche se per noi sarà minore rispetto ad altri – le parole del CCO David O’Brien – ma il problema principale non sono tanto le tecnicalità, quanto la domanda e il sentimento dei consumatori. Sarebbe un disastro per la loro economia, perciò i britannici in caso di “hard Brexit” inglesi voleranno meno».