Bossi “sfiducia” Salvini E attacca Galimberti

La Provincia Varese - 28/11/2016

«La Lega 30 anni fa era bella, era una grande speranza. Oggi ci sono un po’ di problemi, ma il Congresso li risolverà. Lo scorso Congresso aveva stabilito che la Lega dovesse essere radicata al territorio, non diventare un partito nazionale e cambiare il nome. Questo significa che Salvini se ne deve andare, bisogna cambiare. Di candidati a prendere il suo posto ce ne sono tanti, ma da Varese penso di no. Io ho in mente due lombardi sicuramente padanisti, Roberto Castelli o Paolo Grimoldi». Così Umberto Bossi, in piazza Podestà, durante il trentesimo compleanno della sezione della Lega Nord (ai tempi esisteva ancora solo la Lega Lombarda). Il Senatùr commenta anche i primi mesi della nuova amministrazione comunale, a guida Pd, di Davide Galimberti. «Alla fine si sta comportando come tutti i sindaci di centrosinistra in Italia. Riempirà la città di immigrati». Quindi sul Referendum: «il no asfalterà Renzi». La festa ha coinvolto piazza del Podestà e la storica sede “del Garibaldino”. In piazza, Gianluigi Lazzarini, leghista di ferro, ha preparato il vin brûlé lumbard. Nel mentre, nella storica sede, sotto i manifesti che hanno fatto la storia del partito, è stata tagliata la torta (rigorosamente verde). Tanti i cittadini che hanno voluto fare la foto con gli storici leader del partito e c’è chi ha chiesto a Bossi di battere il pugno o di posare con il sigaro in bocca. «Allora ci chiamavamo Lega Lombarda, adesso Lega Nord. Ma nella nostra sede di Varese il tempo si è fermato. Oggi siamo ancora qui, nella sede più antica del più antico partito italiano. Tutti hanno dovuto cambiare, ma noi siamo rimasti perché siamo riusciti ad adeguarci all’evoluzione della società. Questa è la nostra forza straordinaria – commenta Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia – A Umberto Bossi non piace Salvini perché è i grandi leader non vedono i propri successori. Ma è giusto che ci sia un cambio generazionale. Io ho fatto le primarie, cosa che per la Lega sembrava una follia. Bossi contro Salvini, quasi una “fucilazione”. Però la Lega è tornata a livelli importanti di consenso». «Salvini è il segretario e la regola della democrazia dice che il leader di un partito deve candidarsi e mettersi in gioco, poi visto che ci sono più leader nella coalizione è giusto fare le primarie – continua Maroni – Per quanto riguarda la possibilità di avere un leader di partito varesino, io dico “non c’è due senza tre”. Quindi dopo Bossi e Maroni ne potrebbe arrivare un altro. Ma i leader non si costruiscono dentro le stanze. Si può studiare come diventare amministratori, ma leader si nasce. L’affetto della gente non manca, è il combustibile del nostro motore». Giuseppe Leoni, fondatore della Lega Autonomista Lombarda, vede il futuro del partito appeso a due parole chiave: «federalismo» e «cattolicesimo». Carlo Piatti, segretario cittadino della Lega, parla così dei prossimi 30 anni: «L’obiettivo è quello di far tornare la sezione di Varese ad essere capofila e faro per la politica non solo cittadina ma anche nazionale. L’unico modo che abbiamo per salvare il Paese è una vera riforma federalista. Per cui cercheremo di far tornare come parola d’ordine per la politica nazionale il federalismo. Naturalmente dovremo intercettare i bisogni della nostra città, delle associazioni di volontariato, sportive, turistiche, di cultura, in modo da tornare ad essere, come sezione di Varese, portavoce di un pensiero che faccia del bene alla Nazione». n