Bossi, l’ora delle condanne

La Prealpina - 11/07/2017

Nell’aprile 2012, Umberto Bossi, travolto dallo scandalo sulle presunte distrazioni di fondi affluiti nelle casse della Lega Nord sotto forma di rimborsi elettorali a favore della sua famiglia, scelse di farsi da parte dando le sue «dimissioni irrevocabili» da segretario del movimento di cui fu fondatore.

Ieri, poco più di cinque anni dopo lo scandalo – tradottosi in un interminabile processo per appropriazione indebita -, ecco la sentenza di condanna pronunciata dal giudice dell’ottava sezione del Tribunale penale di Milano Maria Luisa Balzarotti a carico del 74enne parlamentare e presidente del partito che ha fondato a Varese: due anni e tre mesi di reclusione (con il beneficio della sospensione condizionale della pena), oltre al pagamento di una sanzione pecuniaria da 800 euro.

Alla lettura del dispositivo, Bossi senior non era presente in Tribunale.

In aula c’era invece il suo secondogenito, il 28enne Renzo Bossi, un passato da consigliere regionale, anche lui identificato come presunto concorrente nell’appropriazione indebita e, in quanto tale, condannato a un anno e sei mesi di reclusione e 500 euro di multa.

Due anni e sei mesi di carcere con il pagamento di una sanzione pecuniaria da 900 euro la pena erogata invece nei confronti di Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega, cacciato a furor di popolo dal movimento quando sulle prime pagine dei giornali divenne di dominio pubblico che i Bossi (il primogenito di Umberto, Riccardo, è stato anche lui condannato in abbreviato, in primo grado e in appello, a un anno e otto mesi di reclusione, sempre per appropriazione indebita) si erano resi protagonisti di uso quantomeno improprio del denaro leghista.

Nonostante alcune prescrizioni e riqualificazioni di reato, le richieste di condanna del pubblico ministero milanese Paolo Filippini sono state accolte in toto.

Secondo l’accusa, per Bossi «sostenere i costi della sua famiglia» sottraendo soldi alla Lega Nord, come avvenuto tra il 2009 e il 2011, sarebbe stato «un modo di agire consolidato» e soprattutto «concordato» con i tesorieri. Nel dettaglio, Umberto Bossi avrebbe distratto dalla Lega Nord 208mila euro; suo figlio Renzo 145mila; mentre l’ex tesoriere Francesco Belsito circa mezzo milione di euro.

Soldi poi utilizzati, sempre secondo l’accusa, per fare fronte a una serie di spese personali: l’acquisto di auto di grossa cilindrata e di capi di abbigliamento griffati e il pagamento di contravvenzioni per ripetute violazioni del codice della strada. E ancora: lavori di ristrutturazione nelle case di Roma e Gemonio e la laurea albanese in Economia che Renzo Bossi avrebbe acquistato in un’università di Tirana mettendo sul piatto 77 mila euro. T

utte spese messe nero su bianco nella cartellina intitolata “The family” sequestrata cinque anni fa nell’ufficio romano di Belsito in fase di indagini preliminari.

«Ci aspettavamo questa condanna. E solo il primo grado ma andiamo avanti», ha dichiarato Renzo Bossi quasi rassegnato. Per poi aggiungere: «Il partito non mi ha mai pagato le multe, tutte rateizzate da me nel 2013, nè la laurea in Albania, dove non sono mai stato».