Boa antitsunami “firmata” Jrc di Ispra

 Non c’è di certo il mare a Ispra, ma al Centro comune di ricerca dell’Unione Europea, il Jrc, si studiano le onde anomale e gli tsunami. Si mettono a punto e si installano boe ma quella appena “posata” a La Spezia (in via sperimentale, non perché sia zona di tsunami) è la prima boa che può prevederli. O meglio: li sente, li registra e avvisa per tempo.

Grande lavoro nei laboratori sulle rive del Lago Maggiore al Jrc, dove poco meno di 25 persone si occupano dello studio e delle devastanti bizze del mare, con la posa di boe speciali (5 in Italia e 23 in Europa, dal Libano all’Israele a Cipro, fino alle coste mediterranee di Egitto e Marocco).

Spiega il professor Alessandro Annunziato, responsabile del Laboratorio europeo di gestione delle crisi, che «la boa tra circa otto mesi sarà spostata da La Spezia, probabilmente nel Mar Ionio o nel Canale di Sicilia, in questa fase si tratta di sperimentare il funzionamento dello strumento dotato di sensori e Gps e che ha il vantaggio, rispetto alle strumentazioni per prevedere gli tsunami realizzate finora in Giappone, di poter dotare i Paesi europei di una tecnologia dai costi più contenuti, si parla infatti di circa 40 mila euro a fronte dei circa due milioni di euro a boa giapponese».

A seguire la progettazione passo dopo passo, l’ingegnere Daniele Galliano che ha curato la parte di software e logistica. «La nuova boa sarà installata ad alcuni chilometri di distanza dalla costa, perché boe che misurano le onde anomale troppo vicine alla tera ferma non danno la possibilità di dare l’allarme alla popolazione», spiega il ricercatore. In questo caso l’installazione definitiva verrà fatta ad almeno 10 chilometri di distanza e potrà servire come allerta efficace. Possibile che gli tsunami si verifichino anche da noi, nel Mediterraneo? Solo l’idea fa venire i brividi, perché di solito si associa ad eventi catastrofici che avvengono in Oriente, ma il passato indica che alcune zone del bacino del Mediterraneo sono a rischio (non quella spezzina, dove è stata installata la boa, non a rischio dal punto di vista sismologico). 
Nel 2017 vi furono morti e distruzione tra Bodrum, in Turchia e l’isola greca di Kos. 
Andando indietro nel tempo, si ricorda il terremoto di Messina del 1908 che causò anche un maremoto per cui parte delle centomila vittime del sisma furono spazzate via dalle onde alte dieci metri. Dunque il rischio tsunami c’è anche nel Mediterraneo. Nessun allarmismo, ma la necessità di studiare e verificare quanto avviene nei nostri mari, si impone. 
Da qui l’idea di installare la prima boa mediterranea per prevedere gli tsunami in una zona sismicamente tranquilla dove condurre sperimentazioni e test sotto il coordinamento del Centro comune di ricerca della Commissione Europea e Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.