Biumo e il “mistero” del bosco scomparso

La Prealpina - 06/02/2018

«Hanno tagliato il nostro bel bosco!». Quando la mattina hanno aperto la finestra, gli abitanti di via Montorfano non hanno creduto ai loro occhi. Molte piante sono state abbattute. Il bosco si trova a Biumo Superiore, e “costeggia” le Ville Ponti. Un’area vasta e bella attorno alla quale sorgono numerose palazzine. Alcune si affacciano direttamente sulle piante di castagno, ma innumerevoli sono le famiglie e le persone che possono usufruire di quel polmone verde nel cuore di una delle castellanze più popolose della città, a “cavallo” tra i due Biumo e la Valganna.

Le piante di castagno (non tutte) sono state abbattute. E la “rivolta” popolare è stata immediata.

Numerose le segnalazioni, almeno quante alla Camera di Commercio sono giunte, per chiedere di mettere in sicurezza la strada sottostante, proprio da parte di alcuni abitanti della zona. Il permesso di tagliare è stato dato alla Camera di Commercio, proprietaria dell’area e – per inciso – il procedimento è stato avviato rispettando tutte le regole. Richiesta di intervento alla Regione per un’area di circa 2.500 metri quadrati.

I timori dei cittadini è che si riaprano ipotesi vecchie di anni sulla realizzazione di strade o la costruzione di nuovi edifici collegati alle Ville Ponti (che sono di proprietà della Camera di Commercio) ma nulla di tutto ciò: solo «tagli manutentivi», questo il commento dall’ente camerale. Una perizia indica un possibile pericolo per la pubblica incolumità per alcune piante oltre alla presenza di alberi secchi. Che potrebbero costituire un pericolo. Da qui la necessità di intervenire e il permesso chiesto alla Regione. E il Comune?

In teoria non ha alcuna voce in capitolo, seppure avvisato dell’intervento. E qui si inserisce la decisa presa di posizione del vicesindaco Daniele Zanzi, noto agronomo, che ha richiesto un sopralluogo e una sorta di “sospensione cautelativa” dell’intervento, «purtroppo quando alcuni tagli erano già stati compiuti e quegli alberi, alcuni di certo non secolari ma notevoli, ci impiegheranno decenni a ricresce».

Zanzi ha raccolto le rimostranze di alcuni abitanti del quartiere e ha chiesto una verifica in accordo con l’assessorato al Verde pubblico di Dino De Simone. «Quel bosco rappresenta un’oasi di biodiversità all’interno della città, non può essere trattato e considerato con la logica economica del bosco e procedere al taglio del ceduo come se si trattasse di un piccolo appezzamento all’interno di un grande bosco dell’Alto Adige – commenta -. I permessi vengono rilasciati dalla Regione perché quell’area è classificata a bosco e da due anni, per i boschi, la competenza provinciale è passata alla Regione».

L’appunto del vicesindaco è il seguente: non si può applicare la normativa regionale in una città come Varese senza coinvolgere il Comune. Se il rischio era determinato «dalla pericolosità del rami secchi, sarebbe bastata una pulizia». «In un parco si può intervenire, con molto denaro, e ripiantumare, un bosco accessibile a tutti come quello dove si è intervenuti ha bisogno di molto tempo per riparare al danno», anche se eseguito entro i termini di legge. E in più, «si è proceduto senza considerare gli animali in letargo, condannati a morte certa».