«Bisogna chiedere l’aiuto del governosenza vergognarsi»

La Prealpina - 23/09/2016

Il leghista Matteo Bianchi, segretario provinciale, ha una sua teoria: che si stia centralizzando a Roma il core business di AgustaWestland e di Alenia Aermacchi, tarpando le ali alla provincia di Varese. È la versione aggiornata di «Roma ladrona» e, almeno dal punto di vista simbolico, qualche verità c’è: al cospetto dell’amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti, guai a chiamare «AgustaWestland» l’azienda elicotteristica di Cascina Costa e «Alenia Aermacchi» l’azienda aeronautica di Venegono Superiore. Questi nomi infatti non esistono più: entrambe le aziende sono inserite rispettivamente nelle divisioni elicotteri e velivoli del gruppo. Spersonalizzate. Inoltre, guai a non citare il nuovo nome con il quale Finmeccanica è stata battezzata dal gennaio di quest’anno, ovvero Leonardo. Questioni formali? Spesso la forma coincide con la sostanza, motivo per cui il leghista Bianchi (e non solo) paventa scippi romani nella culla varesina dell’industria aeronautica.

Ha ragione di preoccuparsi? «Ma no, anche io che sono del nord mi sento di tranquillizzare la Lega. Una azienda manifatturiera non è trasferibile», risponde a Prealpina Guido Crosetto, ex sottosegretario alla Difesa nel Governo Berlusconi IV e dal 2014 presidente di Aiad, la federazione delle aziende per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza che raggruppa molte delle imprese italiane – grandi, a partire dalla principale Finmeccanica, medie e piccole – attive nel comparto. «Considero AgustaWestland e Alenia Aermacchi dei gioielli bipartisan», aggiunge Crosetto.

È lecito però preoccuparsi per il calo degli ordini e per la conseguente diminuzione dell’indotto, con centinaia di piccole aziende che temono per la loro sopravvivenza.

«Purtroppo questa è una conseguenza scontata: se una grande azienda tira, il terziario va dietro. Ecco perché aiutando AgustaWestland e Alenia Aermacchi si aiutano anche migliaia di piccole e medie imprese che ora stanno soffrendo».

Si fa presto a dire aiuti. Di fatto un “Sistema Italia” ancora non esiste: quando aziende come AgustaWestland, anzi la ex AgustaWestland, partecipano alle gare sui mercati internazionali i loro manager si sentono “soli”.

«Il sistema esiste a seconda delle occasioni. Ma di certo non è così forte come quello della Francia, che per sostenere le sue aziende adotta una politica commerciale molto aggressiva. C’è un particolare da non sottovalutare: quello che fa la Francia in tal senso verrebbe considerato reato in Italia».
A proposito di inchieste della magistratura. Nel maggio scorso l’India ha deciso di cancellare tutte le commesse militari con il gruppo Leonardo-Finmeccanica come riflesso dell’inchiesta per corruzione sulla fornitura di elicotteri da 560 milioni di euro vinta nel 2010, che ha investito gli allora vertici del gruppo e dell’azienda, Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini.

«Sono state incriminate persone che non penso abbiano fatto nulla di male e non si sono arricchite. In Italia esistono le leggi, che non contano nulla, e la giurisprudenza, che la fanno i magistrati».

Quindi i magistrati dovrebbero indagare tenendo presente che il loro operato potrebbe danneggiare l’economia nazionale?
«Ovviamente non si chiede ai magistrati di chiudere un occhio. Ma per tenerli aperti ci sono diversi sistemi. Pensi a cosa è accaduto all’Ilva».

Sui mercati esteri non si registrano più i clamorosi successi di un tempo: secondo lei dove si può trovare una boccata d’ossigeno?
«Con la domanda interna. Credo sia necessario mappare le dotazioni di mezzi, dalle forze dell’ordine al 118, e procedere se necessario con l’acquisto di nuovi in tempi brevi. Mettere insieme la domanda interna potrebbe dare quella boccata d’ossigeno che ora è necessaria».

Difficile però giustificare l’acquisto di nuovi elicotteri o aerei agli italiani, a loro volta alle prese con una grave crisi: in provincia di Varese ad esempio – è notizia di questi giorni – centinaia di persone preferiscono rinviare le spese mediche per mancanza di soldi. Insomma, come reagirebbe l’opinione pubblica?

«Probabilmente male. Ma io do per scontato che si possano fare entrambe le cose. A parte il fatto che non potersi pagare le cure mediche non è degno di un paese civile…».

Finché tutto andava bene, tutti esultavano per i successi. Ora però si sente la mancanza anche di un “Sistema Varese”. Non servono anche a questo i deputati e i senatori del territorio?

«Il sostegno del Governo non bisogna vergognarsi a chiederlo. Io vengo da Cuneo e qui come a Varese siamo abituati a lavorare senza chiedere aiuto a nessuno nonostante le difficoltà. A proposito del “sistema”, questo va costruito a partire da chi rappresenta il territorio, cioè i parlamentari, assieme ai vertici delle aziende. Ma di solito, ripeto, bisogna chiedere affinché qualcuno dia».